SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’area Ballarin e la sua destinazione d’uso sono sicuramente due argomenti che toccano molti cittadini sambenedettesi. Diverse le ipotesi vagliate a riguardo nel corso degli ultimi mesi.
Il capogruppo di Rifondazione Comunista, Daniele Primavera, ha voluto dire la sua e ha espresso i suoi dubbi e le sue idee in merito alla “questione Ballarin”.
«La questione del Ballarin – fa sapere Daniele Primavera – è politicamente rilevante, essendo tale area di grandissimo valore storico, culturale, logistico, sociale e non ultimo economico».
«Perché tale operazione sia politicamente convincente occorre dunque che l’utilità pubblica sia ben evidente. Tale utilità non può certo consistere unicamente nel pregio attribuito alla città dal pur importante architetto progettista. Questa operazione avrebbe dunque senso solo se si concretizzasse in una superiore utilità sociale dell’area».
Detto ciò, il capogruppo di Rifondazione Comunista precisa che qualsiasi cosa venga fatto di quell’area, debba avere comunque un forte nesso con il mare «e con la vocazione marinara sambenedettese, valorizzando le prospettive di una futura piena sostenibilità di questo settore».
A tale proposito secondo Primavera si potrebbe iniziare a pensare a «un vero e proprio Parco del Mare che vada dal Ballarin fino a Piazza del Pescatore: un’area solo moderatamente edificata che concentri più strutture e sia in grado di dialogare con le realtà esistenti, come il Cerf Pesca (la società a partecipazione pubblica attiva da anni nella ricerca sulle tecnologie di pesca), la Facoltà di Biologia Marina, le associazioni, il museo del mare, e sappia supportare la creazione, la gestione e il potenziamento del nascente Parco Marino».
«All’interno di quell’area – prosegue Primavera – troverebbe facilmente spazio anche un importante acquario, che non sarebbe solo una statica attrattiva turistica ma anche uno strumento educativo e un valido supporto alle attività della Facoltà di Biologia Marina, completo di piccoli spazi espositivi in cui organizzare mostre e convegni a tema».
Daniele Primavera è tuttavia conscio che ciò solo è uno «spunto offerto per aprire una discussione. Se alla fine del percorso di ideazione dell’opera l’integrazione sociale e culturale tra quell’area e la città non fosse altrettanto chiara ed evidente, e magari tutta questa discussione si chiudesse su un progetto inerte e vecchio come quello di un nuovo pala congressi, sarebbe molto difficile per non dire impossibile esprimere un consenso alla cessione da parte del Comune di un’area così importante per la nostra città».

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