GROTTAMMARE – Tranquilizzati i tifosi dopo l’iscrizione del Grottammare per il prossimo campionato di serie D, raggiungiamo telefonicamente il presidente della società, Amedeo Pignotti. La conversazione mantiene un tono sempre gentile e pacato, ma il patron esordisce con rabbia e sfogo: «Io spesso non vi rispondo al telefono o non parlo con voi perché vedo riportate sui giornali cose false. Sono stufo di leggere che ho problemi economici e che chiedo aiuto ad altri imprenditori. Non ci sto a fare la fare la figura dell’indebitato o del presidente dai conti in rosso. Voi non sapete come stanno le cose, di che parlate se io ieri ho iscritto il Grottammare in 20 minuti dando tutte le garanzie che non sono mai mancate. La mia è una conduzione sana e io non ho bisogno di denaro, ma voi non capite mai il senso dei miei sfoghi e delle mie richieste. Io sono un serio imprenditore».

Presidente, partiamo con la prima domanda. E’ stato aiutato economicamente da qualche imprenditore locale nell’iscrizione del Grottammare?
«Ecco, mi dica adesso io come dovrei risponderle? Ma che domande sono? Io non ho problemi economici, seppur all’ultimo giorno ho iscritto il Grottammare in 20 minuti. Non ho aspettato l’ultimo giorno per mancanza patrimoniale o perché non avevo la cifra da corrispondere per la regolare iscrizione, ma per vedere se si muoveva qualcosa in città, se c’era l’interesse e la partecipazione delle istituzioni e degli imprenditori locali, non per me, ma per la società che dovrebbe essere un orgoglio della città, trattandosi di un’associazione sportiva fondata nel lontano 1899. Io mi pongo solo delle domande. Per ora sono il presidente e lo sono da 11 anni: ho lavorato bene? Ho lavorato male? Non importa, ma se io mi dovessi stancare di essere solo o di ricoprire la carica, o se un giorno dovrebbe prendermi un colpo, che succede? Finito Pignotti finisce tutto il calcio a Grottammare? La nostra è un’associazione sportiva e io voglio che abbia continuità, voglio maggiore partecipazione da parte della gente, delle istituzioni e degli imprenditori locali. Non posso portare avanti un’associazione sempre da solo. Io ho iscritto la società più per ragioni di cuore, di affetto, perché non me la sentivo di far finire in un attimo 109 anni di storia. La testa mi diceva di non iscriverlo ma il cuore ha avuto la meglio.

Pensa già al nome dell’allenatore?
«No non ci penso, anche perché il tecnico in questo momento è l’ultimo dei problemi. Io comunque ho sempre ritenuto questa figura superflua e poco incidente sul valore tecnico di una squadra. Se fosse per me ,e questo lo può scrivere liberamente, io non prenderei nessun allenatore, ma ci sono regole dettate dalla federazione che ci impongono di avere un tesserato alla guida. Per me infatti gli allenatori migliori sono quelli che fanno meno danni. Comunque allenatore a parte io quello che dovevo fare, cioè iscrivere la squadra, l’ho fatto; ora cercherò di non dirigerla, ossia di non muovermi io per ora».

Intende dire che cederà la società?
«No, non la cedo, ma io un segno iscrivendo la squadra l’ho dato. Ora spetta alle istituzioni e agli imprenditori locali voler dare continuità, insieme al sottoscritto, a questa associazione sportiva che non appartiene solo al proprietario, ma riguarda la città. Spero di aver reso l’idea. Sono anni che cerco di spiegarmi, nell’interesse di una continuità, una società non si fa da soli».

Può confermarci di aver ceduto Traini e Bucchi alla Santegidiese?
«Io non ho ceduto nessuno. I giocatori erano svincolati, liberi».

Mercato: nel frattempo è stata data l’ufficialità di Bucchi e Traini alla Santegidiese.

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