GROTTAMMARE – «Siamo consapevoli che non è con l’impegno del comune di Grottammare che possiamo cambiare la situazione politica ma siamo convinti che con piccole azioni quotidiane, “dal basso”, possiamo mantenere alta in Europa l’attenzione su questo dramma», ha affermato il Sindaco Luigi Merli, in occasione dell’incontro con il governatore della provincia di Dakla, Salem Lebsir, avvenuto nei giorni scorsi in municipio per aprire ufficialmente il soggiorno dei bambini saharawi a Grottammare.

Tanto da fare infatti c’è ancora per questo popolo, intanto mercoledì 16 luglio si terrà una grande festa proprio per lo Saharawi, nella sede parrocchiale Madonna della Speranza, a partire dalle ore 18, alla quale prenderanno parte i bambini provenienti dalle tendopoli sahariane.

«Un progetto a cui teniamo particolarmente – ha continuato Merli – e di cui, purtroppo, si è poco a conoscenza. Il rischio che le sofferenze del popolo Saharawi vengano dimenticate esiste perché è una terra che non promette petrolio e dove non si può “esportare democrazia” e 36 anni di attesa sono davvero troppi. Ammiriamo la pazienza e la grande volontà di questo popolo di non rinunciare alla propria dignità continuando a lottare pacificamente».

Parole di ringraziamento verso i cittadini grottammaresi hanno aperto l’intervento del governatore Lebsir: «Siamo particolarmente grati per la vostra posizione nei nostri confronti e l’appoggio che date ai nostri bambini bisognosi di cure. Siamo un piccolo popolo e il mondo è una giungla dove il più forte mangia il più debole ma per fortuna c’è ancora gente, come voi, che difende la pace e la giustizia. Noi non abbiamo chiesto di buttare fuori il Marocco dal Sahara, ma di lasciar decidere ai Saharawi dove stare: attualmente, però, il consiglio di sicurezza dell’Onu ci spinge verso soluzioni diverse. Il vostro appoggio, la vostra solidarietà e l’attività politica sono per noi un contributo importante per farci ascoltare. Noi stiamo lavorando molto per non tornare alle ostilità, ma 36 anni di attesa sono veramente troppi».

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