SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In merito al dibattito aperto da Rivieraoggi.it sulla manifestazione dell’8 luglio scorso in piazza Navona a Roma, riceviamo e pubblichiamo da Tonino Armata, esponente sambenedettese del Partito Democratico

Egregio direttore

Se la manifestazione dell’8 luglio aveva provocato molto chiasso prima che si tenesse, non poteva che provocarne ancora di più dopo. Il risultato è che per una settimana non si è parlato d’altro in Italia, almeno non con quella misura.

Le parole di sdegno che unanimemente si sono alzate ovunque erano obbligate dopo gli inopportuni e deliranti eccessi di Grillo, Guzzanti e Travaglio. Ma davvero le loro esibizioni meritavano tanta attenzione? Non poteva e non doveva bastare una condanna secca e netta, tanto è scontata la loro superficialità e volgarità? Invece, alla gara al turpiloquio dell’8 luglio è seguita quella a chi era più sdegnato. Per non parlare, poi, della stucchevole rincorsa al “io l’avevo detto”.

Vorremmo che quello stesso sdegno ci fosse anche per “l’indiano morto di fatica” di cui è stata data notizia frettolosamente a qualche Tg. Già, perché nel 2008, in Italia, si muore ancora di fatica.

Vorremmo tanto ed unanime sdegno anche per i lavori del G8, per quella presa in giro mondiale cui i tanti poveri del mondo sono costretti ad assistere periodicamente, senza che i pochi ricchi concludano mai nulla per loro.

Vorremmo paginate sui giornali per un debito pubblico che nel nostro paese ha superato i 1.600 miliardi di euro, una cifra che per la gente normale è difficile persino figurarsi nelle dimensioni.

Una democrazia forte e matura di questo discute, a questo dà rilievo. Non alla forzata spettacolarizzazione di qualche improvvisato e maldestro capo-rivolta.

Del resto, è anche per questo che i cittadini affluiti coraggiosamente in piazza Navona hanno finito per diventare la controfigura dei comici sul palco, mentre avrebbe dovuto essere esattamente il contrario. La voglia di ribellarsi, di non stare più zitti, era la vera protagonista di quella serata, non l’evidente esibizionismo di taluni sul palco.

E se dalla folla non si sono levati fischi, è stato per il senso di impotenza e di responsabilità, ben sapendo che i fischi avrebbero potuto essere strumentalizzati dalla maggioranza di governo esattamente come lo sono state le parole dei comici.

Potevano bastare le scuse mortificate degli organizzatori, da Colombo a Di Pietro? Sicuramente essi hanno grande responsabilità ad aver offerto il palco a personaggi dai comportamenti assolutamente prevedibili: il rischio di una loro deviazione non poteva non essere stato messo nei conti, ma è presumibile che agli organizzatori debba essere apparso un rischio minore di quello di non riuscire, in pochi giorni d’estate, a riempire una piazza.

Tuttavia non si può negare che i promotori dell’8 luglio abbiano avuto il merito di dare voce a cittadini che non vogliono più restare silenti, inermi spettatori di uno scempio nel paese ben più grave di quello che si è consumato sul palco.

Piazza Navona è servita anche per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che la politica non si improvvisa, che non si può delegare ai capipopolo di turno. La politica, quella vera, è una cosa seria, richiede capacità, competenza e lavoro. E se non è questa l’immagine che abbiamo dei nostri politici, non serve a nulla andarla a cercare altrove.

Il Partito Democratico aveva il diritto di scegliere. E ha scelto, per motivi non infondati, di non essere in piazza e di rimandare ogni manifestazione ad ottobre. Ma dovrebbe aver capito, almeno adesso, che molta gente, anche tra quella che ha votato Pd, vuol darsi da fare subito, non quando il danno delle leggi ad personam sarà fatto.

A questa gente il Pd deve saper dare voce. I consensi che ha ricevuto in aprile non sono un merito acquisito, ma una consegna di responsabilità. Soprattutto di fronte alle macerie della sinistra.

Se così non sarà, nessuno si lamenti se impazzano i comici. Almeno a questo l’8 luglio speriamo che sia servito.

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