dal settimanale Riviera Oggi numero 730

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In occasione del centenario della realizzazione del porto, dopo aver incontrato lo storico Gabriele Cavezzi, Rivieraoggi.it dedica all’argomento questa intervista al professor Ugo Marinangeli, storico locale e direttore scientifico della rivista Cimbas.

Mentre San Benedetto diventava punto di convergenza delle marinerie vicine, le lancette e le paranze non avevano ancora un ricovero sicuro per la sosta. Ma qualcosa stava per cambiare: la necessità diventa realtà.
Siamo all’inizio del ‘900, la pesca ha un’importanza crescente nella vita economica della città. L’esigenza del porto è imprescindibile…
«Un merito particolare per la concretizzazione dell’idea del porto va all’onorevole Luigi Dari, sottosegretario ai Lavori Pubblici dal 1906 al 1909, che invitò in città la commissione del governo per un sopralluogo. La relazione stilata dai tecnici confermava il rilievo della città (la più importante tra Ancona e Pescara) per la pesca, che aveva un’entrata annua intorno alle 800 mila lire, e per l’industria di cordami esportati in tutta la Riviera. Per la sua posizione inoltre il porto sarebbe stato utile per la difesa dello Stato come punto di ricovero per le imbarcazioni di passaggio. Inizialmente si pensò di realizzare un porto-canale sul Tronto, ma la distanza della foce dall’agglomerato urbano fece optare per il porto artificiale».
Lo Stato approva il progetto. Quando inizia la costruzione?
«La prima pietra fu posta il 5 aprile del 1907 proprio dall’onorevole Dari e la costruzione del primo tratto di molo (il braccio nord) di 220 metri, iniziò nel maggio dello stesso anno, con successivi prolungamenti fino ai cinquecento previsti nel 1932. Nel frattempo era iniziata anche la costruzione del molo sud (1926). Nel frattempo la modernizzazione arrivò anche per il vecchio mercato ittico dell’attuale via Paolini, che risultava anti igienico e non riusciva più a contenere tutto il pescato che arrivava. Il 7 dicembre del 1935 fu inaugurata la nuova struttura costruita sulla radice del molo nord, in cui la tradizionale asta “a voce” veniva sostituita da quella automatica. A supporto del nuovo mercato nel ’38 fu realizzato un tratto di banchina nell’area antistante, l’attuale banchina Malfizia».
La pesca ha i presupposti per un grande sviluppo sostanziale, anche oltre l’Adriatico.
«Già nel 1923 i fratelli Merlini costituiscono la Sapri, pionieri della pesca oceanica del merluzzo. I vapori si spinsero in Atlantico e fino in Groenlandia. Nel ’55-56 abbiamo i primi motopescherecci atlantici, fino ad arrivare a sessanta unità oceaniche. I motopescherecci mediterranei erano ormai circa duecento e sorse la necessità di nuovi mari. I pescatori ricordano che non c’era porto del mondo in cui non si sia sentito almeno una volta il dialetto sambenedettese. La pesca oceanica però era dispendiosa, non aveva un’adeguata politica che la sostenesse nel rispetto dei trattati internazionali. Gli stati africani, ad esempio, intorno agli anni ’70 estesero il possesso delle acque a 200 miglia. Oggi sono solo cinque le nostre unità oceaniche».
Il porto sambenedettese veniva definito “rifugio” e poteva finalmente accogliere la sua marineria, ma era realmente sicuro?
«Il suo problema, allora come oggi, era l’interrimento continuo. L’orientamento nord-nord-est del braccio principale permetteva il passaggio delle onde cariche di sabbia, che si depositava nel fondale. Nel ’33 una nota del Genio Civile sostiene che “il nome di rifugio suona dolorosamente ironico”: nel ’22, infatti, si persero due paranze (18 uomini di equipaggio), nel ’28 un’altra (3 morti) e nel ’30 si fracassarono sui massi del molo tre barche a motore attraccate. Gli stessi pescatori insistevano sull’esigenza di frenare i venti di Greco-levante che, col mare grosso, impedivano ai motopescherecci l’entrata in porto. Nei giorni di burrasca l’ingresso delle ondate lungo la banchina era pericoloso anche per le barche ormeggiate. Nel 1947 l’ingegnere Luigi Onorati presentò il progetto per il necessario rimodellamento del porto, secondo un orientamento sud–sud-est. Nel 1968 un altro progetto del genio Civile per le Opere marittime di Ancona proponeva la realizzazione del terzo braccio, per la pesca oceanica. L’unico progetto realizzato ad oggi è quello del porto turistico, possibile grazie a finanziamenti della Regione e dello Stato. L’insabbiamento sarà ancora un problema, nonostante il recente cospicuo dragaggio».
servizio video a cura di Oliver Panichi
cliccando sul tag “intervista con la storia”, è possibile vedere tutte le puntate messe online finora nella rubrica di approfondimenti storici di rivieraoggi.it

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 755 volte, 1 oggi)