MONTEPRANDONE – Sestilio Marocchi, ormai ex tecnico del Centobuchi, ci tiene a precisare ancora una volta la sua posizione dopo l’addio con la squadra biancoceleste: «Innanzitutto colgo l’occasione attraverso il vostro giornale per salutare i tifosi del Centobuchi ai quali mi sento molto legato. Non mi hanno in un certo senso dato la possibilità di dare loro l’arrivederci, in quanto a fine stagione non mi è stata comunicata dalla società la volontà certa di non continuare un rapporto insieme – spiega il tecnico – Questo è il calcio e vanno messe in conto anche queste cose. Io chiedo solo chiarezza; hanno deciso di cambiare tecnico e giustamente sono liberi di farlo, ma dovevano essere corretti dicendomelo per tempo, invece mi hanno tenuto sulle spine per poi dire che è stata una scelta concordata in famiglia (e ci tengo a precisare che la cosa non è assolutamente vera» (il fratello di Marocchi è infatti presidente della società).
«Il mio lavoro di allenatore non fa “a cazzotti” col ruolo che rivesto nella mia fabbrica – continua il tecnico – allenare non mi impedisce di portare avanti anche la mia azienda e viceversa. Bastavano poche parole secche e sincere: “Non sei più l’allenatore del Centobuchi o non rientri più nei nostri piani arrivederci e grazie”. Queste parole mi avrebbero dato la possibilità di trovare in tempi brevi un’altra squadra, invece sono rimasto in attesa e già siamo a luglio. Il calcio è una passione che ho dentro, e le passioni devono essere coltivate, non si mettono da parte, salvo impedimenti maggiori. Nel mio caso la mia volontà è quella di continuare, perché la mia fame di calcio non si è fermata a Centobuchi, ma la farò proseguire finché non sarò io a stancarmi».

E’ rimasto in buoni rapporti con la società?
«Io non litigo con nessuno e non porto rancore. Continuerò a salutare lo stesso coloro che conosco, anche se ovviamente dentro di me all’interno della società c’è chi stimo di più, chi meno e chi affatto».

Ha avuto proposte da altre squadre?
«Per ora no, dato che ho saputo solamente da poco tempo di non essere più il tecnico del Centobuchi. Ora sono sul mercato sperando che non sia troppo tardi per trovare una squadra per iniziare la stagione. Quello che voglio spiegare è che nel calcio, come in qualsiasi lavoro, sia per lavorare assieme sia per dividersi non si guarda, come è giusto che sia, la famiglia o i legami di sangue o l’essere imparentato. Nel mio caso è stato guardato troppo nella mia ultima esperienza il fatto che fossi il fratello del presidente del Centobuchi, e questa cosa non la accetto, perché la mia carta d’identità sono i risultati conseguiti e la mia esperienza. Come ogni allenatore ho avuto anch’io alti e bassi durante la carriera iniziata, ci tengo a sottolinearlo, nel 1982. Da allora ho conosciuto le gioie degli ingaggi, delle promozioni, delle salvezze ottenute, senza dimenticare i dolori delle retrocessioni come quella dell’83 e gli esoneri come avvenne a Grottammare dopo solo 4 giornate. Nella mia carriera ci sono 20 anni da allenatore dall’inizio della stagione e quattro volte (comprese le due in cui ho guidato il Centobuchi) sono subentrato a stagione in corso».

Ha qualche preferenza?
«No, valuterò le offerte che mi arriveranno spero al più presto. Per esempio ho saputo e sto leggendo di molti allenatori che si propongono per la panchina della Civitanovese. Anche io considero Civitanova una piazza ambita, una destinazione molto gradita e un’avventura stimolante».

Per chiudere il tecnico lancia una battuta, che fa capire quanto tanta sia la sua voglia di continuare ad allenare: «Trovatemela voi la squadra! Se sapete qualcosa avvisatemi».

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