SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalla prossima settimana, i politici locali saranno chiamati da questo giornale ad esprimere opinioni sugli eventi più caratterizzanti della cronaca nazionale. Naturalmente anche i nostri lettori sono chiamati ad interagire e a dare suggerimenti.

Saremo un giornale di provincia, ma proprio in questo angolo di provincia vogliamo far sentire la nostra voce.

Che grazie alla rete, però, non ha confini geografici. Che è una voce che vorrebbe, come prima dote di ogni nostro rappresentante politico, l’onestà abbinata, naturalmente, alle capacità di gestione. Purtroppo, in tanti anni di duro lavoro “provinciale”, ancora aspettiamo che un solo politico abbia il coraggio intellettuale di chiedere scusa per un errore. Se poi viene scoperto in maniera indifendibile, specie in casi di corruzione o simili, l’estrema difesa ricorda il Mozart di “Così fan tutte”. Questa premessa ci è necessaria per chiarire il punto di vista della nostra redazione: composta da persone che hanno probabilmente idee, orientamenti diversi. Ma che persegue, da sempre, la massima riportata nella gerenza del nostro settimanale: “L’onestà al di sopra di tutto. Anche quando costa qualche maggiore o minore guaio. Ma nessun guaio è maggiore della compromissione con la propria coscienza” (Indro Montanelli).

Dopo il “NoCav Day” di Piazza Navona, infatti, la politica italiana sta vivendo l’ennesimo sussulto: Walter Veltroni, infatti, si smarca dal suo unico alleato elettorale, Antonio Di Pietro, reo di “cavalcare la piazza” che insulterebbe il Presidente della Repubblica e Papa Ratzinger. Per quanto riguardo gli insulti al Presidente Napolitano, sono poca cosa, ingigantita ad arte con il pretesto che le Istituzioni “non si discutano”. Beppe Grillo infatti ha detto, letteralmente, collegato per via telefonica: «Dicono che offendo il Presidente della Repubblica. Io Morfeo non l’ho mai offeso. Sonnecchia. Firma delle cose. Questo patto della “Banda dei 4”. Ha firmato una cosa… Ve lo immaginate voi Pertini che firmava una legge che lo rendeva immune dalla giustizia italiana? Ma io non mi immagino neanche Ciampi, non riesco neanche a immaginarmi Scalfaro a fare una cosa così. E allora chi è questo uomo qua? Chi difende? È un primo cittadino o uno che difende i partiti politici? Chi è? Quando c’era Chiaiano, la discarica: la Polizia contro le famiglie, a Napoli, la sua città. Lui dove festeggiava? Dove andava? È andato da una famiglia di Chiaiano a festeggiare qualcosa? Era a Capri a sentire della musica con due inquisiti: Bassolino e la moglie di Mastella». Toni esasperati (di questo bisogna stare attenti: ma è l’aria del Paese, basta andare in qualsiasi bar per capirlo), ma non così tanto da guadagnare la prima pagina di tutti i giornali. Ma anche una verità, populistica quanto si vuole: il presidente Napolitano non era con il suo “popolo”, ma con i politici “inquisiti” (e che si sentono intoccabili).

Più ambigua la situazione di Sabina Guzzanti, che con il suo stile satirico ha preso di mira anche Papa Ratzinger, arrivando a dire: «Tra venti anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi». Ovvia caduta di stile. Ma la Guzzanti è entrata pesantemente anche nella discussione sussurrata in tutta Italia, ovvero quella delle porno-intercettazioni che coinvolgerebbero il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. Qualche mese fa, questo giornale si è battuto a favore della visita del Papa all’Università La Sapienza, proprio in nome della Libertà di Pensiero. Per quella stessa Libertà di Pensiero, pur non condividendo i toni da retrobottega della Guzzanti, non ci sentiamo di fare delle parole di una cittadina, che parla solo per sé, il caso di discussione nazionale. Ben altri sono gli scandali! Non consentire la discussione su Ratzinger o su Napolitano, significa uscire dall’ambito della democrazia ed entrare in un sistema di caste. Quanto ai toni, crediamo che la Guzzanti sappia di aver esagerato, anche se le parole di Travaglio, sul suo blog Voglioscendere.it, non fanno, al solito, una piega: «Che ha fatto di tanto grave Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier».

Ma dopo Piazza Navona, emerge, di nuovo, prepotente l’inattitudine della politica italiana a far chiarezza. I poteri forti restano tali, e non vanno discussi. Così Veltroni continua nell’autoisolamento politico: «O noi o la piazza», ha intimato all’alleato Di Pietro, tra gli organizzatori della serata. Pronta la risposta dell’ex Pm: «Noi rispondiamo solo agli elettori». Così Veltroni, nel giro di pochi mesi, ha terminato l’opera di demolizione della coalizione di centrosinistra, o dei cespugli e macerie e putridezze che ne restavano: annunciando lo scioglimento delle alleanze già durante il governo Prodi; chiudendo i rapporti con la Sinistra Arcobaleno, i Socialisti (sigh), ed ora anche Di Pietro. Prestandosi al dialogo con Berlusconi, per poi fare marcia indietro per impossibilità oggettive, e intanto far baciare dalla propria capogruppo alla Camera il Presidente del Senato perché Travaglio ha scritto che venti anni fa era in società con un mafioso.

Stupisce la mancanza di acutezza politica di chi, da giovane, è cresciuto alla scuola del Partito Comunista. O forse no. Perché una volta abiurata quella che un tempo era Cieca Fede nell’Avvenir, si può tradire tutto, e diventare più berlusconiani di Berlusconi, tanto da mandare all’aria una alleanza elettorale senza interpellare i propri elettori, i circoli del Pd locali. Basta andare in una trasmissione televisiva, intervistato da un giornalista che viene pagato dalle televisioni di proprietà del Presidente del Consiglio (come avere un arbitro che durante la settimana lavora per l’impresa del presidente di una delle due squadre in campo…), e imporre la linea del Capo. La politica partecipata è altra cosa. Veltroni, ad ogni modo, ha la responsabilità politica di aver contribuito a privare di riferimenti una intera fascia sociale, quella dei lavoratori, degli ambientalisti, e ora anche i girotondini e i radical chic; il tutto per qualche plauso negli editoriali prezzolati. Non sappiamo quale sarà la traiettoria del Pd, ma sappiamo che in autunno le piazza saranno bollenti, e purtroppo pericolose.

Quanto all’attuale governo, l’esame va fatto su due piani distinti: quello politico, e quello pre-politico. Si tratta di una maggioranza coesa e decisionista, e questo sta piacendo agli italiani (riscuote consensi l’azione di Brunetta, ad esempio). Sul fronte della Giustizia, è un pianto amaro, che però non scuote che la coscienza di una minoranza. Non spaventa neanche il Pd, che non ha mai chiesto al Presidente del Consiglio di andare in Parlamento e spiegare agli italiani il senso di frasi come questa, dette al Presidente di Rai Fiction Saccà mentre Berlusconi era all’opposizione: «La Elena Russo; e poi la Evelina Manna… perché io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso… ti spiego che cos’è questa qui… io sto cercando di avere… la maggioranza in Senato… questa Evelina Manna può essere… perché mi è stata richiesta da qualcuno… con cui sto trattando… io sto lavorando all’operazione libertaggio…».

Qualche italiano vorrebbe capire. Il Pdl non vuol far sapere. Il Pd, uguale. Ad ognuno, il suo scheletro nell’armadio.

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