MONTEPRANDONE – Domenico Izzotti, tecnico del Grottammare dello scorso campionato, si è accordato con il Centobuchi per la stagione sportiva 2008-09. Con una lettera, ha voluto salutare l’ambiente sportivo grottammarese.
«La scorsa estate mi arrivò una proposta per allenare. Nei giorni seguenti mi chiedevo: “Ci torno? Accetto per la seconda volta?”
I miei colleghi e conoscenti mi consigliavano di non accettare la minestra riscaldata, invece dopo qualche giorno accettai di tornare al Grottammare dopo 3 anni: avevo sensazioni positive, una nuova sfida.
Ricordo il giorno della presentazione, la conoscenza con i ragazzi, la stima e l’affetto della gente comune.
Captai, immediatamente, la purezza e la freschezza di quei giovani, poco esperti ma con una gran voglia di fare.
Fu subito un rapporto di grande lealtà; un giocatore mi confidò di problemi familiari facendomi sentire non un allenatore ma un padre, che sa ascoltare e consigliare.
Giorno dopo giorno ero sempre più entusiasta di effettuare quei 43 chilometri per arrivare al campo dove trovavo sorrisi, battute ma anche tanto, tanto lavoro.
In ogni giocatore della mia squadra vedevo qualcosa che rispecchiava il mio carattere: c’era l’istintivo, il sognatore, il timido, il burlone, il selvaggio, il razionale e l’espressivo. Li paragonavo alla mia campagna. Nessun leader ma una squadra completa che ad ogni occasione poteva essere angelo o diavolo.
La prima di coppa non finì come un allenatore sogna, ma la squadra eseguì alla perfezione i miei consigli. E’ una grande soddisfazione essere ascoltato e stimato non solo dai titolari ma da tutta al rosa.
Più tardi arrivarono anche i risultati: la grinta ed il lavoro ci hanno fatto salire nei quartieri alti della classifica iniziando a far tremare le grandi.
Ci definivano meteore ma io ribadivo che non eravamo la squadra dei sogni ma la squadra che sogna.
Nell’incredulità generale abbiamo raggiunto e superato ogni aspettativa. I miei colleghi mi ripetevano «solo tu potevi riuscirci a raggiungere certi obiettivi». Io, un po’ irritato, rispondevo «ho la fortuna di avere giocatori onesti e leali, qualità fondamentali per raggiungere ogni traguardo». Nessuno capiva quale fosse il nostro punto di forza.
Ricordo un episodio, per me indelebile nella mente: parlando ai ragazzi dissi che la loro ingenuità e onestà erano toccanti, e che per poter battere la Renato Curi il nostro rapporto doveva essere leale e basato sulla fiducia reciproca. Mi chiesero se la sincerità poteva essere vera fino alla fine. Risposi: certamente.
Quella domenica avevo una voglia di vittoria estremamente pungente: questa arrivò e fu ampiamente meritata.
Non dimentico poi quei tifosi che vennero a Campobasso, dove strappammo applausi a scena aperta. Ero sempre più orgoglioso di allenare il Grotta. Ma, come tutte le storie, dopo emozioni ed entusiasmo, arrivarono momenti bui: il sogno C2 stava sfumando per una serie di pareggi.
Ci concentrammo sull’obiettivo play-off ambito da tutti nello spogliatoio. Li abbiamo raggiunti tra molte difficoltà, senza modificare il mio modo di intendere lo sport basato su principi morali solidi.
Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso e condividono il mio modo puro, leale ed onesto di fare calcio».

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