GROTTAMMARE – Il centro per ragazzi autistici “Casa di Alice” di Grottammare rischia la chiusura per le sempre più precarie condizioni economiche in cui versa la struttura. Peccato che ad un appello lanciato dalla segreteria Fp Cgil di Ascoli Piceno, il sindaco di Grottammare ha tentato di convocare una riunione tra tutti i sindaci dell’Ambito Sociale, la Direzione della zona territoriale sanitaria e il coordinatore dell’Ambito sociale, per affrontare le prospettive organizzative e professionali della struttura e verificare la certezza dei finanziamenti, con l’obiettivo anche di poter stabilizzare il personale precario, in servizio da oltre sette anni, in pochi si siano presentati.
«La riunione convocata per il 27 giugno ha visto la sola partecipazione del sindaco di Monsampolo del Tronto Schiavi e del direttore del Distretto sanitario, registrando la totale assenza di tutti gli altri sindaci, che non si sono degnati nemmeno di far partecipare gli assessori ai servizi sociali» è l’amaro sfogo del segretario generale della Fp Cgil Francesco Neroni.
«Il Comune capofila è Grottammare – continua Neroni – che si fa carico di gestirla e anticipare i costi generali e del personale che vi opera. La Fp Cgil sollecita da mesi un intervento della Conferenza dei sindaci per trovare una soluzione che garantisca i necessari finanziamenti per il suo funzionamento. Una assenza gravissima, soprattutto del Comune di San Benedetto del Tronto, che ha la titolarità della Presidenza della Conferenza dei sindaci, e che, a parole, dichiara di voler costruire una strategia per gestire i servizi in unione con gli altri comuni del territorio, mentre nella pratica si comporta esattamente come tutti gli altri».

«La Fp Cgil, nel richiamare gli organi istituzionali alle proprie responsabilità, ritiene che queste strutture debbono essere finanziate, per la stragrande maggioranza, da risorse d’ambito, a prescindere dal suo utilizzo, e solo in parte dal comune che ha i cittadini assistiti. La mancanza di certezza dei finanziamenti, da parte degli enti locali – prosegue la nota – oltre a mettere a rischio il servizio erogato, determina l’impossibilità di poter stabilizzare il rapporto di lavoro degli operatori, condannandoli alla precarietà, se non al licenziamento, con il rischio di disperdere le professionalità acquisite negli anni».

Il centro “Casa di Alice” è attivo dal 2000 ed assiste ragazzi affetti da autismo che hanno bisogno di un’assistenza qualificata e personalizzata con un alto numero di operatori (di norma un operatore per paziente) professionalmente preparati.

Attualmente è finanziata, in parte dalla Regione Marche e dalla Zona territoriale 12, e per il rimanente dai comuni dell’ambito sociale di San Benedetto che chiedono di utilizzarla per propri residenti. La Regione però nel corso degli anni ha ridotto notevolmente i finanziamenti, fino a mettere a rischio l’esistenza della struttura in quanto i costi hanno gravato sempre di più sui comuni.

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