SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Luglio mese del sole e del Ballarin. Comincia una serie intensa di consultazioni politiche e di incontri pubblici sul futuro del vecchio stadio, in via di demolizione e di donazione alla Fondazione Carisap, che investirà dieci milioni di euro per un’opera architettonica firmata Bernard Tschumi, ancora avvolta dal totale mistero. Si sa solo che avrà un uso pubblico.

Già incontrato il comitato di quartiere San Filippo Neri e l’Organismo di Partecipazione, il sindaco Gaspari, che ha definito il progetto «una grande opportunità da cogliere», annuncia che fra luglio e i primi di agosto si terrà un Consiglio comunale aperto sul tema Ballarin.
Inoltre l’architetto franco svizzero Tschumi sarà invitato nella conferenza dei capigruppo dei partiti politici presenti in Consiglio comunale. Il sindaco dichiara che «sarà un’occasione di confronto aperta al pubblico, nella quale forniremo una serie di idee al progettista».
L’AREA PORTUALE E IL BALLARIN Non solo grandi opere, però. Di fronte allo stadio, dietro alla gradinata sud, si trova un edificio incompleto, in situazione di stallo da anni. Un centro direzionale, esteticamente non certo sfavillante, che giace incompleto, quasi lasciato a se stesso.
Chiediamo al sindaco se non è il caso di considerare l’impatto negativo che quella situazione avrebbe con l’opera della Fondazione Carisap, qualunque essa sia. E ci risponde: «Quello stabile non è bloccato dal Comune, ma dai proprietari. Il Comune ha anche approvato una variante per permettere l’installazione del centro direzionale. Sta alla proprietà dare seguito al progetto, da parte nostra non c’è molto da fare».

IL PUNTO DI VISTA DELL’OPPOSIZIONE Le prime dichiarazioni dopo mesi di silenzio sul tema del Ballarin sono di Pasqualino Piunti e di Bruno Gabrielli, entrambi del Pdl. Piunti chiede di rispettare le volontà del comitato pro Ballarin e di concordare con Tschumi e la Fondazione un «metodo non invasivo» per ricordare il valore storico e calcistico dello stadio, nel contesto della nuova opera. «Il sindaco ci ha convocati un po’ tardi, dicendo che prima non aveva certezze sulle quali discutere. Da parte nostra, non possiamo dire di no ad una riqualificazione di quella portata e ad un investimento di dieci milioni di euro da parte della Fondazione».
Più critico Gabrielli. L’esponente di Forza Italia lamenta la mancata ricerca di una soluzione alternativa alla Fondazione, dopo che il Comune ha acquistato l’area dal Demanio: «Premesso che la Fondazione svolge un ruolo del tutto meritorio per il Piceno, mi chiedo se non era pensabile un project financing, o comunque la ricerca di un partner privato a livello internazionale da parte del Comune. Una volta sdemanializzata l’area, il Comune aveva il dovere di guardarsi intorno e aprirsi a soluzioni alternative».

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