SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo un intervento di Riccardo Minganti, Responsabile delle Relazioni Esterne Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, in merito alle polemiche seguite alla cittadinanza onoraria assegnata al professor Daisaku Ikeda in occasione del festival della Pace.
Negli articoli di Sambenedetto Oggi, sono riportate una serie di notizie totalmente false riguardanti il professor Daisaku Ikeda e l’associazione buddista Soka Gakkai (che comprende anche l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai).
L’impressione è che il profilo culturale e intellettuale delle affermazioni riportate (per non usare il termine “diffamazioni”) sia realmente molto basso se per attaccare la parte politica avversa viene utilizzata la denigrazione sistematica di un filosofo buddista e di una delle più grandi organizzazioni buddiste riconosciute e presenti in tutto il mondo.
Non desidero entrare nel merito della questione politica o dell’opportunità per San Benedetto del Tronto di avere un festival della Pace, mi auguro solo da buddista che — per il bene dei cittadini di San Benedetto — maggioranza e opposizione riescano a trovare forme di dialogo civile e costruttivo. Vorrei entrare invece nel merito delle cosiddette “invettive” (termine usato in uno degli articoli) lanciate dal consigliere comunale Bruno Gabrielli e da altri membri dell’opposizione.
Prima di tutto vorrei ricordare che il professor Ikeda non ha chiesto alcun riconoscimento e che il rispetto — che comunque è dovuto non solo a lui ma qualsiasi persona — richiede che gli approfondimenti sulla figura e l’opera di Ikeda debbano essere fatti su fonti attendibili e serie e non girovagando su internet. Non c’è bisogno di richiamare le affermazioni di Umberto Eco per scoprire che tutto ciò che è riportato sulla rete va sottoposto a una seria verifica.
Leggo — tra l’altro — che «basta vedere su Wikipedia per capire come Ikeda sia un personaggio controverso. La Soka Gakkai è stata spesso al centro di polemiche, il Dalai lama non la riconosce… è stata inclusa in un rapporto della Direzione centrale polizia di prevenzione fra le sette religiose e i nuovi movimenti magici». Tralascio di commentare l’affermazione “Basta vedere su Wikipedia».
Prima di tutto il Dalai Lama non è una figura assimilabile al Papa per i cristiani: è il leader spirituale di “una” delle numerose scuole buddiste presenti nel mondo (Theravada, Zen, Vajrayana etc), ognuna con le sue tradizione e i suoi maestri. Il Dalai Lama è persona rispettabilissima, ma non ha nessun contatto con la nostra scuola buddista, né tantomeno nessuno, di nessuna scuola buddista, ha affidato a lui l’incarico di dare il patentino di “buddista” a qualcuno. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato riconosciuto come ente religioso il 27 marzo 1998 e in seguito riconosciuto con D.P.R. del 20 novembre 2000: come sa bene qualsiasi persona dotata di buon senso, un gruppo religioso, prima di conseguire la qualità di ente religioso, viene sottoposto dallo Stato italiano ad un’attenta e profonda analisi. In seguito L’Istituto ha aperto il dialogo con lo Stato per avviare le procedure dell’Intesa. Nella precedente legislazione l’IBISG è stato convocato, insieme alle altre minoranze religiose italiane, per le consultazione riguardo la proposta di Legge sulla Libertà Religiosa.
Il Rapporto redatto nel 1997 dalla Direzione centrale di Polizia — al quale fu risposto già all’epoca — dice che la Soka Gakkai è un movimento “magico” e una setta religiosa. Tenendo sempre presente le modalità con le quali vengono preparati questi rapporti — in sintesi fatti da non esperti — rimanderei gli interessati ad approfondire l’argomento leggendo le ricerche condotte da studiosi di Sociologia delle religioni come Maria Immacolata Macioti — docente presso La Sapienza di Roma (Germogli dal Sutra del Loto. Seam ed. 1997), Karel Dobbelaere — dell’Università di Lovanio (La Soka Gakkai, un movimento di laici diventa religione, Elledici) e la più recente Enciclopedia delle Religioni (ed Elledici) curata dal Prof. Massimo Introvigne (Presidente del Cesnur) e Pierluigi Zoccatelli.
Come è facile rilevare, ogni gruppo religioso ha fedeli che si allontanano: anche in questo la Soka Gakkai non è differente da altri gruppi religiosi. I sociologi comunque facevano notare che il numero di coloro che si allontanano dalla Soka Gakkai è inferiore al numero standard che si verifica nelle altre religioni. Le motivazioni possono essere le più diverse e spesso sono legate a dissapori o conflitti con altri membri o leader del movimento, ma scrivere che sono state “la spinta ad acquistare oggetti commercializzati e meccanismi di condizionamento mentale”, sembra una vera e propria diffamazione ai limiti del penale (oltre ad essere molto difficile da realizzare). L’adesione all’Istituto non prevede alcun pagamento, né tantomeno lo prevede la permanenza.
Il fatto che in Francia abbiano messo la Soka Gakkai nella lista delle sette deriva dal principio di assoluta laicità dello Stato che si sono dati i francesi nel 1905: partendo da questo assunto ogni religione è vista con sospetto, figuriamoci le religioni che vengono dall’oriente. In quella lista notiamo tanti gruppi tra i quali l’Opus Dei…
Per quanto riguarda la figura del Presidente Ikeda consiglierei prima di tutto di leggere i libri dei suoi dialoghi — tradotti in italiano — con grandi personaggi della cultura mondiale, tra questi: Gorbaciov (Le nostre vie si incontrano all’orizzonte; Sperling&Kupfer), Toynbee (Dialoghi, Bompiani); Peccei (Campanello d’allarme per il XXI secolo; Bompiani), M. Teheranian (Civiltà Globale; Sperling&Kupfer); B. Wilson (La religione e i valori umani; Esperia); J. Galtung (Scegliere la Pace; Esperia); La Saggezza del Sutra del Loto (3 volumi Modadori) e numerosi altri.
Questo per comprendere il suo pensiero in modo efficace. Ikeda è stato il primo, nel 1974, per contribuire alla pacificazione dell’Asia, a proporre il ristabilimento dei rapporti diplomatici tra Giappone e Cina. Questo gli procurò in patria un gran numero di nemici. In quell’anno incontrò il premier Tsu-Enlai e in seguito Kosygin a Mosca per cercare di evitare l’accendersi di un conflitto sino-russo. In seguito ha incontrato leader di ogni paese con lo scopo di creare ponti di amicizia: la sua attività non va decontestualizzata dallo spirito di promotore nonviolento di pace: i contatti con dittatori come Noriega o Ceausescu vanno visti anche in questo senso e Ikeda ha toccato con loro argomenti delicati e non ha avuto un comportamento accondiscendente. Lo stesso dicasi per l’incontro con Fidel Castro. Non dimentichiamo che Gandhi durante la sua visita in Italia voleva incontrare Mussolini: non certo per fare accordi di guerra con lui. E che scrisse a Hitler, non certo per approvare l’Olocausto.
Per quanto riguarda la sua partecipazione politica, la Soka Gakkai giapponese è il principale sostenitore del partito Komeito, che riceve comunque sostegno anche da altri organismi.
Naturalmente, nonostante il sostegno ufficiale dato dall’organizzazione, i membri della Soka Gakkai sono liberi di votare per qualsiasi candidato.
Per quando riguarda la situazione in Iraq, nel 2003 il Komeito spinse fortemente per una soluzione diplomatica della crisi irachena, e provò a esortare il governo americano in parecchie occasioni, sia in Giappone sia negli Usa, ad affrontare la situazione sotto l’egida dell’Onu piuttosto che con l’uso della forza.
Non vorrei dilungarmi ulteriormente: vi pregherei di pubblicare questa lettera, concedendo lo stesso spazio dato agli articoli usciti nei giorni precedenti.

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