SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri, sambenedettese,
è rientrata dal viaggio annunciato lo scorso 8 maggio per un fotoreportage sulla realtà del Nepal, uno stato-cuscinetto situato fra India e Cina, gli Stati più popolosi del pianeta.
Raffaella racconta così il suo viaggio: «Negli occhi dei nepalesi si legge una fierezza, una onestà e una matrice culturale dalle profonde radici. Non mi sono fermata alle località turistiche, ma sono andata ad esplorare l’identità di questo popolo nei villaggi, nei piccoli monasteri, nei campi dove mietono il grano. Mi sono fatta raccontare cosa pensano e cosa sognano.
Al primo posto dei loro sogni c’è la pace per il loro Paese, una pace che porti prosperità, istruzione, miglioramenti tecnologici».

Le esperienze più significative in Nepal? «Ho partecipato ad un sit-in per la liberazione del Tibet, a Kathmandu, e ho conosciuto molti monaci tibetani, la cui semplicità e schiettezza mi hanno toccato il cuore. Il giorno dopo, sempre a Kathmandu, hanno arrestato in modo violento 500 donne che dimostravano per il Tibet. Ho assistito alla cerimonia delle cremazioni induiste sul fiume Bagmati, cercando di essere invisibile e di non disturbare i partecipanti. Ho visto da vicino a Manakamana i sacrifici induisti degli animali – capre e galli – che vengono vissuti anche dai bambini come una festa, nonostante sia uno spettacolo molto cruento e sanguinario».
Continua ancora Raffaella Milandri: «In un parco naturale ho affiancato una guardia forestale, una tigre aveva ucciso un cervo samba e le sue orme macchiate di sangue erano dappertutto. E’ stato emozionante vedere la tigre nel suo habitat e non nei cartoni animati o negli zoo. In un altro parco un rinoceronte ha cercato di caricare la jeep sulla quale mi trovavo. Non mi vergogno di dire che ero terrorizzata».
Problemi durante il suo ultimo viaggio? «In Nepal la presenza di posti di blocco, esercito, scioperi, proteste era all’ordine del giorno, ma il problema maggiore è stato con l’autista che mi ha portato da Delhi a Kathmandu. Un indiano di cultura maschilista che aveva problemi con una donna come unico passeggero. E’ stato un braccio di ferro estenuante tra quello che io cliente chiedevo, e quello che la sua cultura gli suggeriva sulle donne, alla fine invece di chiedere “per favore” ero costretta a dirgli “questo è un ordine”, finchè finalmente siamo arrivati a destinazione e ho proseguito via bus e taxi».
Un aneddoto? «Ero sulla jeep nel parco Chitwan, da sola con l’autista e la guida, un giovane bramino nel retro, di fronte a me. Costui mi toccava spesso la spalla mentre parlava, gesto per me fastidioso e per la sua cultura poco rispettoso nei confronti di una donna. Ad un certo punto mi mette una mano sul ginocchio: Sciaff!! Gli schiaffeggio la mano e gli dico che per la mia cultura, in Italia, queste confidenze con una donna sono ammesse solo dal proprio marito. Mi guarda un po’ incredulo, le donne occidentali qui hanno fama di libertine, ma è comunque una buona tattica e funziona. Un giorno, se R.T. (il nomignolo della guida) verrà in Italia penserà che sono una gran bugiarda. Le donne che viaggiano da sole qui sono rare e bisogna preparare una serie di tattiche difensive dagli approcci sgraditi. Una regola d’oro che vale per le donne sole: fate le indiane. Certe volte non capiamo davvero cosa ci stanno dicendo, perchè spesso la pronuncia inglese è terribile. Però, se conviene, fate finta di non capire. Mai dire che è la prima volta nel paese, mai dare il vostro itinerario effettivo, o dire il nome dell’albergo dove state, e mai dire che siete da sole, a meno che il vostro sesto senso non dia il via libera».

La prossima avventura di Raffaella Milandri? «Sto studiando un percorso in fuoristrada tra Canada e Alaska, sulle orme di “Into the wild”, il film di Sean Penn».

Le immagini dal Nepal di Raffaella Milandri ritraggono soprattutto ritratti di splendide persone nel loro quotidiano, mai in posa e che spesso con occhi sorridenti guardano la fotografa che li ritrae. «In una foto di un corteo per il Tibet c’è una suora buddhista che ride e mi fa la linguaccia» racconta la viaggiatrice con l’obiettivo.
Nel novembre 2008 è in preparazione a San Benedetto una mostra dell’artista incentrata proprio su India e Nepal e sugli straordinari contrasti tra l’avanzare del progresso e della tecnologia e lo stile di vita ancora tradizionale per la maggior parte della popolazione.
Con un occhio particolare alla donna e alla loro situazione. Il titolo della mostra è “Crossing borders” ovvero varcare confini sia nel senso fisico dei confini tra i diversi Paesi, sia in senso culturale sia in senso emozionale.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.416 volte, 1 oggi)