ASCOLI PICENO – Ci saranno sicuramente scontenti: non potrebbe essere altrimenti. La divisione della Provincia di Ascoli da quella di Fermo (percorso che potrebbe essere ancora bloccato dal governo nazionale, il quale, però, non è riuscito a realizzare l’ovvio a causa, soprattutto, dei veti della Lega Nord), comporta anche una cruda contabilità patrimoniale, che da diverse settimane fa discutere politici e amministratori delle due, future, province bonsai (370 mila abitanti in due: un quartiere di Roma, per intendersi).
Il vicepresidente della Provincia Emidio Mandozzi – una delle figure che, tra l’altro, fra un anno, potrebbero essere candidate alla Provincia di Ascoli da parte del Partito Democratico, nel caso in cui salti anche a livello locale l’accordo con Rifondazione Comunista e quindi con l’attuale presidente Massimo Rossi – si esprime nettamente per la proposta avanzata dal Pd e illustrata alla Commissione Paritetica in quanto «è l’unica possibile».
Secondo Mandozzi la mediazione proposta «è assai ponderata e condivisa anche da Massimo Rossi, nella consapevolezza di cogliere l’obiettivo di un accordo che, per quanto possibile, non penalizzi né l’Ascolano, né il Fermano».
«Io non ho dubbi: sosterrò la proposta del Pd in sede di giunta provinciale – scrive Mandozzi – con l’auspicio che anche altri agiranno con ponderatezza e lungimiranza, tenendo ben presente quale è l’obiettivo da cogliere. Mettiamo da parte gli “interessi di bottega” (grandi o piccoli che siano), per portare avanti un interesse più grande ed anche più nobile: dare vita alle due nuove Province senza ulteriormente penalizzare i cittadini di entrambi i territori».

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