Daisaku Ikeda. «Per il Suo impegno a favore del dialogo, del confronto e della valorizzazione delle culture, come premessa di civile convivenza e di risoluzione dei conflitti. Per l’attività instancabile sviluppata nel corso di un’intera vita, per la concreta realizzazione di questi valori umanistici di portata universale, attraverso la Sua fondazione buddista che ha realizzato nel tempo scuole, università, e scambi tra cittadini di molti paesi. Per l’attenzione ai giovani, che hanno beneficiato delle Sue opere e dei Suoi insegnamenti» è la motivazione ufficiale della cittadinanza onoraria a Daisaku Ikeda della città di San Benedetto del Tronto.
Mi sta bene la cittadinanza onoraria all’eminente personaggio giapponese ma forse sono sbagliati i tempi, essendo questa la prima edizione di un’iniziativa che condivido al 100%. Nel caso specifico si è voluto premiare un esponente della religione buddista, anche se la definizione non è ancora certa.
Leggo infatti su Wikipedia: Il Dalai Lama ha definito il Buddhismo «una scienza della mente». Secondo alcuni per certi aspetti sarebbe possibile definirlo una religione…
C’è quindi un dubbio anche se è opinione comune che lo sia. Un motivo valido per cui, in Italia, un riconoscimento di tal genere andava assegnato, alla sua prima edizione, al primo rappresentante della religione cattolica-cristiana con la motivazione: grazie ai milioni di missionari che invia nel mondo per realizzare scuole, villaggi interi, assistenza di ogni tipo a rischio delle proprie vite…
Se invece, chi ha preso la decisione, non ritiene il Buddismo una religione (quindi non si è fatta una preferenza tra i suoi rappresentanti nel mondo) o ritiene che le religioni siano semplicemente «l’oppio dei poveri» credo che offenderebbe prima di tutti Daisaku Ikeda, del quale leggo nella biografia: “A diciannove anni conosce Josei Toda, che diventerà il suo maestro e secondo presidente della Soka Gakkai, e prende fede nel Buddismo di Nichiren Daishonin. Tra i due, entrambi ardenti pacifisti, nasce un forte sodalizio SPIRITUALE e umano. Per realizzare il sogno del suo maestro, e dopo aver contribuito fortemente allo sviluppo della Soka Gakkai in Giappone, nell’ottobre del 1960 parte per le isole Hawaii, prima tappa del suo viaggio oltreoceano per diffondere gli ideali di pace buddisti”
Insomma, se si è tenuto conto della spiritualità e quindi della religione di Daisaku Iseda, secondo me, si sono prevaricate (ripeto: essendo la prima edizione) altre personalità religiose che mettono egualmente ed in misura sicuramente superiore la spiritualità al servizio della pace e degli aiuti umanitari. Per la maggior parte dei sambenedettesi è sicuramente così.

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