SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Premesso che nel settore della sanità i limiti massimi di spesa non esistono, noi cerchiamo di risparmiare sulla spesa farmaceutica garantendo i bisogni reali ed evitando gli sprechi. Il tutto seguendo scienza e coscienza».
Le parole sono di Giuseppe Petrone, direttore della zona sanitaria 12 dell’Asur. Il manager dell’ospedale “Madonna del Soccorso” ha presentato il budget concesso dalla Regione per i bisogni sanitari dei 100 mila abitanti che ricadono nella “giurisdizione” sambenedettese della sanità regionale.
Un tetto di spesa pari a 172 milioni di euro, con un incremento dell’1,9% rispetto al 2007. L’ambito dove la zona 12 è intervenuta maggiormente con le “forbici” riguarda la spesa per la farmaceutica territoriale convenzionata.
«Grazie a un lavoro di appropriatezza nella prescrizione e a un percorso condiviso con i medici di base, riusciamo a recuperare 650 mila euro, su una spesa totale che sfiora i venti milioni annui», afferma il direttore di distretto Giovanna Picciotti, che non vuol sentire parlare di un ospedale che stringe la cinghia: «Non si tratta di offrire un servizio in meno, ma di fare prescrizioni farmaceutiche più appropriate. I bisogni reali della popolazione sono garantiti, per esempio abbiamo aumentato la spesa per alcuni farmaci oncologici che moderano la sofferenza dei malati».
LO SVILUPPO Petrone poi parla dei progetti per il futuro della sanità sambenedettese. «La Regione ha risparmiato dieci milioni di euro nel 2007, se nel 2008 si mantiene questa tendenza virtuosa possiamo realizzare grandi cose».
Nello specifico, è stato assicurato che con le economie su scala regionale a San Benedetto potranno essere stabilizzati 51 dipendenti fra infermieri, Oss, tecnici e autisti; potranno essere fatte delle assunzioni in modo da recuperare l’annoso gap sulla spesa per il personale; potranno essere potenziati i reparti di Emodialisi e Pronto Soccorso dell’ospedale civile; si potranno acquistare dalle due cliniche private sambenedettesi 50 interventi chirurgici per l’installazione di protesi evitando la mobilità passiva, ovvero il trasferimento di questi 50 pazienti in ospedali extraregionali, a spese del sistema sanitario marchigiano.

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