ANCARANO – «Non esistono discariche ecologiche e vanno quindi trovate alternative valide per l’ambiente e per la salute di tutti»: Questo è quanto è stato più volte sottolineato durante il convegno sul “Sistema al Plasma per il recupero delle Risorse” ovvero la “Dissociazione molecolare mediante l’arco voltaico” che si è svolto all’Auditorium di Ancarano e al quale hanno partecipato l’assessore all’Ambiente della Provincia di Teramo Antonio Assogna, il direttore Direzione Parchi Ambiente Energia l’architetto Antonio Sorgi, il dirigente del settore Ambiente ed Energia della Provincia di Teramo Luigi Di Sanza con il responsabile dei servizio l’ingegnere Giampaolo Calvarese, il sindaco di Teramo Gianni Chiodi, il presidente della Te.Am. S.p.A. Lanfranco Venturoni, il presidente di Poliservice Gabriele Ceci, i sindaci e gli amministratori dei dodici comuni della Val Vibrata.

Nel corso del convegno è stato illustrato anche il sistema “Dissociativo molecolare mediante l’arco voltaico”, detto più comunemente ” Torcia al Plasma”.

«Gli impianti funzionano bene e con risultati eccellenti – ha spiegato l’ingegner Marco Fabbri, responsabile A.S.T. – attraverso la dissociazione molecolare reattiva ad alta temperatura in un ambiente sottovuoto. Con due elettrodi si crea un arco voltaico. Non ci sono combustibili, non si vede fumo, in atmosfera non va nulla. Alla fine del ciclo resta solo della lava pietrificata. L’impianto più grande ha la capacità di smaltire 350 tonnellate al giorno. La raccolta differenziata però è una prerogativa indispensabile per il suo funzionamento anche se deve essere fatta in modo diverso da come è avvenuto fino ad oggi. Con questo tipo di impianto la raccolta va fatta attraverso contenitori standard in plastica, prodotti con materiale recuperato e riciclabile dallo stesso impianto, del peso massimo di 10 kg. Una volta chiusi non è possibile riaprirli se non tagliandoli. Sono dotati di un codice a barre che viene letto al momento del ritiro. I rifiuti contenuti vengono poi selezionati da macchinari che li separano in base alla taratura e non vengono mai toccati dagli operatori. L’apparecchiatura – ha continuato Fabbri – è stata inventata nel periodo della “guerra fredda” per essere utilizzata nei sottomarini dalle forze armate che avevano l’esigenza di distruggere tutti i rifiuti prodotti senza lasciare tracce restando immersi il più allungo possibile. Successivamente questa tecnologia fu posta al servizio delle navi da crociera e poi messa a disposizione per uso civile. L’impianto è realizzato in modo da non creare qualsiasi tipo di black out. Tutti i macchinari hanno un proprio doppione che entra in attività nel momento in cui il sistema principale non dovesse funzionare e il sottovuoto in cui lavorano permette di evitare fuoriuscite di qualsiasi tipo. Il gas prodotto viene collegato direttamente ad un motore che eroga energia. La parte inorganica viene fusa e fatta diventare lava. Il prodotto risultante una volta triturato, a secondo delle esigenze, può essere utilizzato nei sottofondi stradali, in edilizia o come sabbia quarzite per le piastrelle. Gli impianti non sono mai di grandi dimensioni perché i rifiuti vanno smaltiti dove si producono ed in questo modo vengono abbattuti i costi di trasporto. Quello che riesce a smaltire 120 tonnellate la giorno occupa una superficie di circa 400 metri quadrati e va dimensionato sulla base del tipo di rifiuto che si intende smaltire evitando di realizzare le discariche. Non esistono discariche ecologiche – ha concluso Fabbri – Nessuno può garantire che il sottofondo di una discarica, nonostante tutti gli accorgimenti, possa restare intatto neppure se questa ha una base argillosa».

«Questo incontro non vuole essere uno spot – ha affermato il presidente dell’Unione dei Comuni Emiliano Di Matteo – ma un contributo culturale. La materia è molto delicata ma sappiamo anche quali difficoltà stiamo affrontando con i rifiuti da due anni a questa parte Ci sono state responsabilità politiche diffuse e di quanto accaduto ne dobbiamo fare tesoro. Invece di rimbalzarci le colpe è giunto il momento di trovare soluzioni come stiamo facendo. Bisogna essere concreti davanti a questa problematica e dare soluzioni al territorio. Non si può parlare di rifiuti solo in termini di emergenza. Facciamo parte di una società evoluta, ricca che produce rifiuti e che deve quindi provare ad intraprendere tutte le strade possibili per il loro smaltimento».

Il Convegno, promosso da Astroambiente in collaborazione con Eventus ha avuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, della Regione Abruzzo, della Provincia di Teramo, dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata e del Comune di Ancarano.

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