Samb. La società rossoblu ha chiuso la parentesi cessione (durata un mese intero) quando, come volevasi dimostrare, ai potenziali acquirenti è stata chiesta moneta sonante. Chi vuole la Samb solo per prendere e non per dare, non tira fuori certe cifre. Chi non ha debiti seri (l’attuale società) può permettersi di rifiutare semplici promesse. Prima della gestione Tormenti si trattava soltanto di trasferire le cifre debitorie senza cacciare un euro per cui i “lestofanti” giocavano sulla pelle della Samb e sulla voglia (io la chiamerei illusione) dei vecchi proprietari di scacciare gli incubi del fallimento e sperare, solo sperare, in un qualsiasi introito economico. Per questo motivo il merito della famiglia di Martinsicuro è stato e continua ad essere grande. La Samb ora non è più un giocattolo da usare ma ha un suo reale valore.
Ma passiamo al comunicato ufficiale che ritengo ottimo per molti aspetti ed anche ricco di buoni auspici. Si potrà infatti continuare sul cammino intrapreso due anni fa. E stavolta, almeno sembra, con la seria intenzione di investire di più sul potenziale calciatori di proprietà. E’ un rischio sicuramente perché il calcio può presentare imprevisti in grado di mandare all’aria anche progetti oculati e dispensiosi. Un rischio da correre, secondo me, soltanto se un eventuale fallimento del progetto non si ripercuotesse sul futuro dell’azienda di famiglia o sul futuro della Samb Calcio con debiti che potrebbero riportare ad un nuovo collasso economico. In questi casi (essendo la Samb sempre e comunque un giocattolo prestigioso che dà una visibilità ed una gratificazione incredibile a chi la possiede) si dovrebbe mettere in gioco il “capitale superfluo” e solo quello. Quanto? Lo sanno e giustamente soltanto loro, i Tormenti.
Secondo me faranno così perché hanno dimostrato finora che non farebbero mai passi più lunghi della gamba e perché hanno la buona sorte dalla loro parte. Una dea che è bendata ma che non viene mai per caso. Solitamente è meritata.
Tutto ok, quindi? Non tutto perché il mio spirito critico (è più forte di me) mi porta ad evidenziare un paio di stonature nel comunicato ufficiale diramato ieri dalla società di viale dello Sport.
Questa la prima:
«Un piccolo appunto va fatto anche per la mia figura, quella dei miei fratelli e di mio nipote che da due anni occupano un ruolo dirigenziale all’interno del club con uno stipendio mensile pari a zero euro».
L’altra:
«Inoltre è stato fatto presente alla pubblica amministrazione come gran parte degli stipendi che vengono elargiti ai tesserati della Sambenedettese vengano poi spesi dagli stessi negli esercizi commerciali della città e come dalle casse della società rossoblu escano importanti somme di denaro che finiscono proprio nelle entrate del Comune. Pensiamo ad esempio all’Aipa, associazione incaricata della riscossione delle imposte sulla pubblicità, che ha ricevuto dagli sponsor del nostro club quasi 40 mila euro che la Samb ha dunque donato a questa cittadina».

Di entrambe non ne capisco in pieno il significato anche se le ritengo semplicemente difetti di comunicazione che, chi di dovere, doveva impedire. Non rappresentano, infatti, segnali di forza, anzi. Così come l’eccessiva lunghezza del comunicato, troppo ricco di cose scontatissime. Proprio vero la perfezione non esiste.

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