SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo da Fiorenzo Martiniani, un armatore martinsicurese in prima fila nella protesta della marineria che fa base a San Benedetto, ferma in sciopero da quasi due settimane.


Questa è una lettera aperta al Governo, ai mass media e a tutti quelli che non hanno considerazione dei marinai. Perché siamo considerati la feccia dell’Italia, sono 15 giorni che siamo fermi nei nostri porti, chiedendo e dicendo che con il gasolio a 0.80 centesimi (ed era il 29 maggio 2008) non potevamo pagare i costi di gestione e i marinai imbarcati sui nostri pescherecci (vedi buste paga che si sono ridotte del 50%). Nessuno ci considera, siamo un settore che non crea notizia per i mass media, perché a Bruxelles c’eravamo pure noi, perché a Roma (purtroppo nel giorno in cui è arrivato Bush, l’imperatore del mondo) dove 8000 marinai di 40 marinerie italiane hanno manifestato pacificamente, davanti a un ministero che non era il nostro (ministero dei Trasporti). Nessuno e ribadisco nessuno, dal presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio (in cui molti di noi hanno riposto fiducia il 13 aprile scorso), al ministro Zaia, che ci dovrebbe rappresentare ci ha dato certezze per il nostro futuro, che purtroppo è un futuro buio e tempestoso.
Come il 95% di noi ha constatato, veniamo dopo l’Alitalia (impresa dove i dirigenti si sono arricchiti anche alle nostre spalle) alla quale, sfidando l’Unione Europea, si cerca di dare un finanziamento pubblico a cui anche noi, purtroppo, servi della gleba, partecipiamo.
Veniamo dopo l’immondizia che purtroppo affligge la Campania dove con i soldi pubblici si cerca di dare una soluzione, dopo Bush che viene a Roma e dove si mobilitano tutti gli uomini in arme della nostra Repubblica.
Siamo alle strette e, chi prima e chi poi, saremo costretti a gettare le armi, ma noi non diamo fastidio all’economia del nostro paese, c’è l’importazione….
A noi si promette un fermo pesca remunerato e poi una riduzione delle unità di pesca ben pagata. Ma ai marinai imbarcati sui pescherecci da demolire non si promette nulla, anzi si dice “arrangiatevi” (mors tua, vita mea).
Dov’è lo Stato? Noi e le nostre famiglie stiamo morendo, perché noi siamo il mare e il mare è in noi. Viviamo per lui e moriamo con lui.

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