SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Urge una modifica della Legge 64/94 con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Aja». E’ quanto sostiene l’avvocato Gabriella Ceneri, legale di Maria Pia Maoloni, madre delle due sorelline italo—belghe contese dai genitori fra Italia e Belgio, rimpatriate nel 2007, sulla cui vicenda recentemente si è pronunciata la Corte di Cassazione con una pronuncia di illegittimità.

«La legge italiana prevede che il decreto di rimpatrio sia immediatamente esecutivo e che possa essere impugnato solo mediante ricorso alla Corte di Cassazione, ma la proposizione del ricorso non ne sospende l’esecutività. Infatti il nostro ricorso, pur presentato tempestivamente, è stato esaminato otto mesi dopo, sicuramente nei tempi tecnici dell’esame di controversie che riguardano i minori, ma comunque sempre troppo tardi».

Continua l’avvocato sambenedettese: «Non è previsto un secondo grado di giudizio della decisione resa dal Tribunale per i Minorenni, davanti alla Corte d’Appello, come avviene in altri paesi europei. Altra anomalia che ho rilevato riguarda la figura del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, il quale è chiamato a promuovere l’azione prevista dalla Convenzione de l’Aja, su segnalazione dell’Autorità Centrale, ma successivamente, nel procedimento che si incardina, deve svolgere il suo compito di Pubblico Ministero, il che qualche volta gli comporta, nell’esaminare la domanda di rimpatrio nel merito, di doverne chiedere il rigetto. C’è una evidente incongruenza della normativa, alla quale potrebbe ovviarsi attribuendo ad altro organo il compito di promuovere l’azione: il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minori sarebbe così libero di esprimere il suo parere senza ingenerare equivoci».

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