SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Che la partita con l’Olanda di Van Basten fosse aperta ad ogni risultato, la classica partita da “1-X-2” in schedina, si sapeva, ma alzi la mano chi si sarebbe mai immaginato un simile disfatta?

E’ vero che fra gli azzurri mancava capitan Cannavaro, perno di una difesa che ha sentito (e come) la sua mancanza, ma questo non può essere un alibi visto che gli orange erano orfani di un uomo esperto come Seedorf e delle giovani stelle Robben del Real Madrid e Babel del Liverpool.

L’Olanda è stata superiore in ogni reparto: i pessimi azzurri di Berna sono riusciti a far diventare dei fenomeni anche chi fra i tulipani non lo è e non lo sarà mai, ma ci hanno messo del proprio anche la sfortuna sotto rete e una direzione di gara, quella dello svedese Frojdfeldt, certamente non favorevole.

Il gol del vantaggio di Van Nistellrooy che ha spostato dalla parte dell’Olanda l’inerzia della partita, anche secondo il ct della Germania Löw e l’ex arbitro internazionale francese Quiniou (due paesi che, almeno nel calcio, non hanno mai simpatizzato per noi italiani), era da non convalidare. La regola, infatti, dice che se un difensore esce intenzionalmente dal campo con il fine esplicito di lasciare l’avversario in off-side, l’azione è da considerarsi regolare: nel caso che ci riguarda, invece, Panucci era finito fuori dal campo non intenzionalmente e, a terra infortunato, non partecipava più all’azione.

Italia anche sfortunata, ammesso che, dopo uno 0-3, si possa parlare di “sfortuna”. Alcuni non ci avranno fatto caso, ma il secondo e il terzo gol sono arrivati dai capovolgimenti di fronte immediatamente successivi alle due migliori occasioni azzurre: un calcio d’angolo di Pirlo salvato sulla linea da Van Bronckhorst ha portato al raddoppio di Sneijder, mentre il miracolo di un Van der Sar irriconoscibile su una punizione del regista milanista ha dato il là al tris arancione.

Fa poi specie pensare che l’Italia, storicamente definita la madre del gioco speculare e del contropiede, si sia fatta sorprendere per ben due volte dalla sua arma preferita.

Non è esente da colpe nemmeno Donadoni che ha operato diverse scelte discutibili, tant’è che la squadra ha iniziato ad avere un gioco accettabile dopo gli ingressi di Grosso, Del Piero e Cassano.

Prima del modulo e della tattica è però fondamentale cambiare l’unica cosa dalla quale non si può prescindere: la mentalità.

Occorre che gli azzurri smettano di pensare “siamo i campioni del mondo” e, rimboccandosi le maniche, lo dimostrino davvero sul campo perché, nelle prossime due partite, sbagliare significherebbe dire addio ai sogni di gloria.

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