ASCOLI PICENO – Il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica Italiana, ha spento, anche se a guardarlo e a sentirlo parlare non si direbbe, ben 93 candeline. Stiamo parlando dell’avvocato e senatore Luigi Natali, classe 1915, nativo di Rotella, residente da una vita ad Ascoli Piceno, ma con il cuore rossoblu.

Al giorno d’oggi fa strano, e non poco, pensare ad un ascolano che tifa Samb, eppure fino all’inizio degli anni settanta la fede rossoblu era una pecurialità di quasi tutti gli abitanti della provincia: infatti, mentre Ascoli e Fermana annaspavano nei campionati dilettantisci, la Sambenedettese era già una “cliente affezionata” della serie B e la domenica al Ballarin arrivava gente da tutta la regione a sostenerla.

Senatore, perchè tifa la Samb e non l’Ascoli? Si è mai sentito anche bianconero?

«Il mio cuore è solo per la Samb, ma simpatizzo anche Ascoli, Ancona e tutte le squadre marchigiane: trovo privi di senso il campanilismo e la rivalità tra due realtà vicine. Pochi giorni fa, mio nipote tifosissimo dell’Ascoli mi ha chiesto se era vero che tifassi la Samb e, quando gli ho risposto di sì, c’è rimasto un po’ male. La Samb creava i suoi giocatori, mentre l’Ascoli li acquistava: è questa la grande differenza».

Non dimostra affatto i suoi anni. Qual è il suo segreto?

«Io non sono vecchio: amo definirmi un “giovane prorogato”. La mia “cura” è leggere i giornali, in particolare la Gazzetta dello Sport».

Il Senatore non ha mai amato le ingiustizie «nel 1934 vedevo i figli dei contadini partire per la guerra e, restando a casa, mi sentivo in colpa, quasi da vergognarmi: così, nonostante fossi stato appena operato di appendicite, decisi di arruolarmi nell’esercito». E chi non ama le ingiustizie, di certo odia uno come Antonio Venturato «incontrai quell’individuo in tribunale e gli chiesi per quale motivo avesse deciso di rovinare una città come San Benedetto e una squadra gloriosa come la Samb: lui mi rispose in malo modo e allora io gli rifilai uno schiaffone in pieno volto».

Una sua opinione sulla Samb di oggi. «Riguardo ai Tormenti, che sono brave persone, dico che chi si occupa della Sambenedettese merita apprezzamento incondizionato, ma bisogna che l’imprenditoria edile di San Benedetto si dia una mossa. Mi farebbe piacere conoscere Enrico Piccioni di persona perché, oltre che un ottimo allenatore, si è dimostrato un grandissimo uomo, soprattutto per la dignità con la quale ha affrontato la sua disavventura giudiziaria. Come giocatori stimo Palladini che è velocissimo… non di gambe, ma di testa: quando gli arriva il pallone sa già cosa fare. Mi ha impressionato Forò, che le poche volte che ha giocato si è dimostrato molto valido, poi è giovane ed è del posto: due qualità che ritengo importantissime».

L’avvocato non ha le idee chiare soltanto sul calcio attuale «che mascalzone quel Moggi, una volta lo incontrai nella sede della Roma calcio e gli dissi che non si comportava da vero professionista, mi guardò male e se ne andò». Ricorda con grande lucidità i campioni rossoblu del passato, da Guido Marchegiani ai fratelli Assenti, ad Antonio Patrizi (il padre del giornalista Patrizio, ndr), un difensore degli anni 50 per il quale mantiene una specie di venerazione in quanto “riusciva a togliere la palla all’attaccante in acrobazia senza commettere fallo”.

La vera chicca la riserva per il finale: «Il titolo della Samb, dopo la disavventura Venturato, fu salvato grazie all’impegno di Nazzareno Torquati e Paolo Perazzoli ai quali diedi la mia assistenza quando insieme ci recammo a Roma». Considerata la sua fede politica così opposta a quella di Torquati e Perazzoli e la sua residenza ascolana si può ben dire che la fede nella Samb fa… miracoli.

Ci lascia così: «Se non foste arrivati voi avrei già letto mezza Gazzetta dello Sport». E ci snocciola i nomi degli attuali campioni di ciclismo con una competenza assolutamente fuori dal comune: «La lotta “senza ragione” alla droga nel ciclismo sta facendo danni incalcolabili ad uno sport meraviglioso e vero come nessun altro».

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