SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’artista di origine pugliese, vincitore nel 1990 della Medaglia Pico della Mirandola e nel 1991 della Medaglia del Presidente della Repubblica – allora Francesco Cossiga – è ospite, fino alla prima settimana di giugno, alla 25esima edizione della Rassegna d’arte di Giulia Sillato nella sede della Fondazione Varrone a Rieti.

L’esposizione conta le opere che rappresentano la concretizzazione dello sviluppo di una ricerca teorico-tecnica, ipotizzata già negli anni ’80, sulla Tridimensionalità Binoculare e sull’Allineamento Spaziale e finalizzati alla formulazione di nuovi modi di costruzione dell’immagine.

Gli studi di Magno hanno l’obiettivo di dimostrare lo sdoppiamento degli oggetti che si produce durante l’atto visivo. Tale sdoppiamento risulta dalla focalizzazione che i due emisferi oculari attuano in sinergia e nella percezione della relazione tra gli spazi occupati dall’oggetto stesso.
La tridimensionalità binoculare altro non è che la nostra naturale e inconsapevole percezione visiva. Con le sue opere l’artista non riproduce forme note, ma esemplifica il fenomeno rappresentando la dislocazione degli oggetti posti nello spazio e la loro distanza rispetto ad un piano di cui si conosce la distanza, risultato dello sdoppiamento che subiscono gli oggetti medesimi posti prima e dopo il piano focalizzato.
Il fine è quello di dipingere ciò che realmente il cervello elabora attraverso gli occhi, ossia una visione tridimensionale di più superfici piane poste nello spazio, a distanze diverse.

Questa visione sulle opere a superficie piana non è stata mai rappresentata e con essa l’arte di Saverio Magno conquista l’essenza della terza dimensione, la rappresentazione della realtà visiva senza “rappresentare” nessun oggetto.

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