SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Foodinvest ha ottime possibilità di ricominciare a lavorare e siamo tutti contenti per gli operai e le famiglie. Premessa questa sacrosanta verità, vogliamo però aggiungere una nostra analisi di due possibili sviluppi futuri della vicenda.
Nulla di trascendentale o di misterioso, solo intenzioni suffragate da documenti e da interventi pubblici che esponiamo per completezza di informazione.

Partiamo dalla fine: il progetto presentato dalla Green Garden, la cordata tuttora non nota nella sua composizione (escluso Pignoletti e l’amministratore Roberto Vianello), prevede la produzione di surgelati vegetali nello stabilimento di via Verbania, la sua successiva cessione a un grosso gruppo commerciale delle dimensioni di Conad o Coop, la realizzazione di un nuovo stabilimento in un’altra località non meglio identificata del territorio.

Attenzione: si tratta di un progetto noto a istituzioni e sindacati, contenuto nei documenti di presentazione del progetto Green Garden a loro presentato.
Già nel business plan presentato l’8 aprile 2008, la Green Garden parla di una proposta di acquisto non vincolata, al termine dei sei anni di affitto. Si tratta dell’obiettivo della “fiduciaria di Brescia” (testuale) che inoltre durante il periodo d’affitto prevede “la produzione nell’attuale sito di Porto d’Ascoli per i primi 3-6 anni con l’impegno della costruzione di uno stabilimento in una località del territorio in cui l’utilizzo dell’acqua e lo scarico della stessa e delle sostanze organiche di lavorazione siano di facile approvvigionamento e smaltimento o di opportunità bioenergetiche ecocompatibili”.
Continuiamo a leggere il business plan dell’8 aprile: “L’attuale terreno con gli immobili, nel caso di acquisto, potrebbe essere commutato in superfici commerciali cedute a papabili acquirenti: per esempio Conad o Coop ed il ricavato impegnato per la realizzazione del nuovo stabilimento più funzionale e razionale”.
“Tutto ciò – continuiamo a leggere – può essere possibile solo se il progetto trova conferme e appoggi dalle istituzioni locali”. La condizione migliore, afferma la Green Garden, sarebbe se Comune o Provincia diventassero soci di fatto della cordata, facendo una variante urbanistica e una eventuale trattativa con gli acquirenti per il sito Foodinvest. “Un sodalizio politico imprenditoriale che porterebbe risultati positivi al territorio dal punto di vista agricolo, industriale, occupazionale”.
Pignoletti, in sede Confindustria il 14 aprile scorso, a precisa domanda da parte di un esponente sindacale, affermò: «Se le istituzioni saranno coinvolte sarà un motivo in più di tranquillità per i dipendenti, altrimenti creerò una società con imprenditori del luogo, anche se non è una conditio sine qua non. Se Malavolta non vende la Foodinvest, creeremo ugualmente un nuovo impianto qui».

La zona di via Verbania può essere commutata interamente in superficie commerciale? Secondo il nuovo piano territoriale di coordinamento varato dalla Provincia di Ascoli potrebbe in linea teorica essere possibile, ma solo con la contestuale realizzazione di infrastrutture a supporto. E nel giro di qualche anno le istituzioni prevedono l’elettrificazione della ferrovia e la metropolitana di superficie, che passerà proprio in quella zona.
Se sarà sufficiente, se la variante sarà fatta, quel terreno acquistato dalla Green Garden verrebbe venduto a un gruppo della grande distribuzione, secondo quanto dichiarato dalla cordata stessa. Che realizzerebbe poi un nuovo stabilimento agroindustriale, chiudendo la Foodinvest. Dove sarebbe il nuovo stabilimento?
Dipende anche dal Comune. C’è infatti un’altra possibilità, legata concretamente a un intervento di aiuto da parte del settore pubblico. Il sindaco Gaspari infatti ha annunciato che il Comune ha intenzione di realizzare opere di captazione delle acque del Tronto per agevolare la permanenza dell’agroindustria in città. Beninteso non cambiando la destinazione urbanistica del terreno. In quel caso la Foodinvest continuerebbe l’attività. Questa è la seconda possibilità. Non escludiamo che possano essercene altre.

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