GROTTAMMARE – Niente chimica, niente ritrovati tecnologici dell’ultima ora: sarà la lotta biologica a salvare le palme della Riviera e dai lepidotteri – la Paysandisia archon, in termini scientifici, il lepidottero originario del Centro America che colpisce molti generi di piante appartenenti alla famiglia delle Arecacee (palme).
L’utilizzo del bioinsetticida Nemasys C a base di Steinernema carpocapsae, nematode entomopatogeno particolarmente indicato contro le larve svernanti di diversi insetti fitofagi, ha dimostrato la sua efficacia anche nei confronti delle larve di Paysandisia archon presenti nelle palme. Si può così limitare la diffusione della farfalla che attacca le piante del lungomare della Riviera: un valido strumento di controllo alternativo o di integrazione ai mezzi di difesa chimici convenzionali.

La presentazione dei primi risultati sperimentali ottenuti dall’utilizzo del prodotto sono stati mostrati nell’incontro organizzato martedì 26 maggio, presso l’hotel Parco di Principi di Grottammare, dall’ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Ascoli con il patrocinio delle associazioni alberghiere locali (Aot Grottammare, associazione albergatori “Riviera delle Palme”, Acot Cupra Marittima), e dell’associazione dei vivaisti di Grottammare, in collaborazione con la PBE srl.

«Uno strumento utile soprattutto nell’ambiente turistico e urbano – spiega Roberto Bruni, presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali – perché il suo impatto ambientale è praticamente nullo, è innocuo per l’operatore, e per l’ambiente ». Obiettivo importante se consideriamo che il prodotto dovrebbe essere utilizzato in luoghi, dove è alta la concentrazione umana.

Un meccanismo di controllo biologico, facilmente utilizzabile, «non richiede nessuna particolare precauzione – afferma Edith Ladurner della Intrachem Bio Italia Spa – l’utilizzo del bioinsetticida è ammesso anche nell’agricoltura biologica».

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