SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In merito alla nascita della Provincia di Fermo e alla divisione del patrimonio dell’attuale Provincia di Ascoli nelle due nuove entità, pubblichiamo l’intervento di Giovanni Della Casa, Dirigente dell’Ufficio Straordinario per la Riorganizzazione delle Province di Ascoli Piceno e Fermo.

«Sono settimane decisive per l’attuazione della legge 147 con la quale nel 2004 il Parlamento ha sancito la nascita della nuova Provincia di Fermo e quindi la divisione in due di quella attuale.
Ormai tutti i giorni sulla stampa si susseguono le prese di posizione delle diverse componenti politiche, come è giusto che sia, e credo che arrivati a questo punto ci possa stare anche un mio breve contributo di analisi.
Mi preoccupa che dalla primavera del 2009, senza pause amministrative, ai cittadini, ai Comuni, alle imprese, ai professionisti e alle associazioni dei territori dell’ascolano e del fermano venga garantita la continuità dei servizi, ad esempio per quel che riguarda la manutenzione dei circa 1.800 km di strade provinciali e delle 52 scuole superiori gestite dalla Provincia.
L’adeguato mantenimento di questi servizi, per i quali mediamente la Provincia investe circa 20 milioni di euro l’anno che impegnano 186 dipendenti tra tecnici, operai e impiegati, dipenderà dalla tempestiva ed appropriata formazione del prossimo bilancio di previsione 2009 che, come è nella prassi, sarà predisposto nel mese di dicembre 2008.
Così come mi preoccupa, specie nell’attuale congiuntura, il mantenimento dei servizi provinciali per l’impiego che vengono garantiti attraverso la presenza diffusa sul territorio degli 11 uffici ex collocamento ove sono impegnati 95 dipendenti che gestiscono mediamente oltre 20.000 contatti l’anno e grazie ai quali sono possibili attività come il primo ingresso nel mondo del lavoro di giovani diplomati e laureati attraverso work experience o l’inserimento lavorativo dei disabili.
La continuità nel tempo e l’ulteriore sviluppo di tali servizi dipende anche dalla stabilizzazione delle decine di dipendenti a tempo determinato, molti dei quali giovani laureati, che al contrario cesserebbero contrattualmente la loro attività nel 2010 senza possibilità, allo stato attuale della legge, di essere prorogati.
Ma tale stabilizzazione ha un costo significativo per il bilancio dell’Amministrazione che, per ironia della sorte, è ampiamente sostenibile nell’ambito delle strategie individuate per la ripartizione del personale dipendente tra Ascoli e Fermo a seguito dei possibili pensionamenti anticipati.
A beneficio di quanti non conoscono esattamente i servizi della Provincia ed immaginano ancora un Ente esclusivamente burocratico lontano dai reali bisogni del territorio, voglio anche ricordare l’incessante azione di stimolo e di assistenza svolta nei confronti di tutti e 73 i Comuni per facilitarne l’accesso ai nuovi fondi comunitari del periodo 2007/2013 (che per gli Enti Locali ammontano ad oltre 600 milioni di euro nell’intera Regione, senza considerare il settore delle imprese) grazie ai quali sarà possibile finanziare, ad esempio, l’allestimento di importanti strutture museali, la sistemazione delle sponde dei fiumi e il completamento di altre infrastrutture considerate urgenti tanto nell’ascolano quanto nel fermano.
Anche in questo caso il momento decisivo, per la presentazione dei progetti di investimento, cadrà tra le fine del 2008 e il 2009.
Per queste e numerose altre ragioni l’attuale Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno non può permettersi il lusso di fermarsi ma deve, a mio modesto parere e a prescindere dai giudizi di merito che chi mi conosce e mi stima sa che specie nei momenti decisivi non mi riguardano né mi condizionano, intensificare e finalizzare la propria attività ivi compresa l’attuazione della legge 147 nei termini previsti.
Per essere più espliciti, aldilà delle legittime, irrinunciabili e rispettabili riflessioni politiche generali anche in vista degli ormai prossimi appuntamenti elettorali locali, l’assunzione di una responsabilità che comporti la mancata attuazione degli obblighi della legge 147 entro il termine previsto del 30/6/08 e il conseguente rischio di una soluzione anticipata dell’attuale consiliatura provinciale penalizzerebbe concretamente il territorio nel biennio 2009/2010 più di quanto non farebbe, secondo l’opinione di molti, l’effettiva divisione della Provincia.
Dal 2005 ad oggi ho partecipato ad almeno 120 interminabili sedute della Giunta Provinciale da poter testimoniare che all’interno di tale consesso ha prevalso la consapevolezza del delicato compito ma anche la serenità e lo spirito per assolverlo nel miglior modo possibile, al punto che personalmente ritengo, a posteriori, che si è trattata della “Giunta giusta al momento giusto” così come certamente altre formazioni politico-amministrative avrebbero potuto ugualmente assicurare.
Credo che l’ultima proposta Rossi sulla divisione possa essere una valida sintesi del confronto politico-istituzionale fin qui svolto, sulla quale innestare gli ulteriori necessari controlli chiesti da tutti sulla prospettiva dei bilanci futuri delle 2 Province separate allo scopo di verificarne il mantenimento nel tempo delle condizioni di equilibrio finanziario indispensabili per continuare a garantire i servizi di cui sopra, per poi addivenire agli adempimenti di legge che devono essere effettuati prima dell’estate.
La proposta determinerebbe un riequilibrio patrimoniale dovuto dalla nuova Provincia di Ascoli a quella di Fermo di circa 16 milioni di euro, conseguente al fatto che il legislatore ha stabilito una percentuale di ripartizione di circa il 57% per Ascoli e circa il 43% per Fermo mentre la quasi totalità degli immobili sono ubicati nell’ascolano.
Tale riequilibrio verrebbe garantito dalla intestazione alla Provincia di Fermo di una serie circoscritta di immobili dell’ascolano (7 in totale) che non sono necessari per la funzionalità dell’Ente e fermo restando il mantenimento, di fatto, del loro attuale utilizzo come, ad es., la sede del Provveditorato agli Studi o dell’Archivio di Stato che non potrebbero certo essere sloggiati.
Sarebbe altresì necessario un conguaglio finanziario aggiuntivo di circa 3 milioni di euro che potrebbe essere diluito nel tempo.
La proposta tiene inoltre conto della corretta richiesta sollevata da alcuni soggetti dell’ascolano di decurtare, dal valore complessivo del patrimonio da dividere, gli importi di quei finanziamenti esterni ottenuti dalla Provincia per ristrutturare taluni immobili a valere su leggi dello Stato specificatamente rivolti e concessi in funzione delle condizioni socio-economiche del territorio e quindi in un certo senso a destinazione vincolata.
Vengono invece mantenuti alla esclusiva proprietà della nuova Provincia di Ascoli immobili strategici come Palazzo San Filippo, la ex Caserma di vigili del Fuoco di Corso Mazzini attuale sede degli Uffici dell’Urbanistica e il complesso dell’Hotel Marche.
Per quanto riguarda strade e scuole la situazione oggettiva è la seguente:
1) i circa 1.800 km di strade provinciali sviluppano circa 11.000.000 metri quadrati complessivi e tenuto conto della loro effettiva ubicazione la nuova Provincia di Ascoli possiede circa 242.000 metri quadrati in meno rispetto alla percentuale spettante per legge;
2) le scuole di proprietà provinciale sviluppano circa 203.000 metri quadrati complessivi di superfici lorde coperte e tenuto conto della loro effettiva ubicazione la nuova Provincia di Ascoli possiede da un lato circa 1.500 metri quadrati in meno rispetto alla percentuale spettante per legge ma dall’altro può contare sui circa 534.000 metri quadrati di terreno dell’azienda agraria di Marino del Tronto che correttamente sono stati considerati pertinenza del corrispondente Istituto scolastico e quindi esclusi da ogni valutazione commerciale.
Poiché l’equilibrio appare sostanzialmente rispettato, e tenuto conto delle difficoltà tecniche e dell’eccessivo rischio di opinabilità nel valutare cespiti che non hanno una redditività economica diretta come le strade, la proposta è quella di escluderne la valutazione economica e di effettuare il riparto sulla base dello stato di fatto.
La prevista verifica degli equilibri futuri di bilancio confermerà o meno la sostenibilità della suddetta proposta complessiva di ripartizione del patrimonio.
Sul fronte delle problematiche del personale va da se che la dovuta ripartizione non potrà che formare oggetto di preventiva concertazione sindacale ed avverrà minimizzando il più possibile i disagi dei dipendenti da trasferire. Ma su questo argomento sono a disposizione per ritornare appena possibile.

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