Da Riviera Oggi n. 728

ACQUAVIVA PICENA – «Abbiamo ereditato il Piano Regolatore dalla precedente amministrazione. Affermare che la mancata tutela del convento di San Francesco è la conseguenza di una scelta politica non è giusto, e soprattutto la situazione attuale non è il risultato dell’agire di questa amministrazione».
E’ amareggiato l’assessore ai Lavori Pubblici Roberto Fulgenzi: «I discorsi dell’esponente dell’opposizione Daniela Straccia sono strumentali. Come si può pretendere che oggi il Comune riesca a trovare i fondi per acquistare il Convento? I finanziamenti europei li abbiamo persi anche grazie all’amministrazione della Straccia, mi riferisco al mancato “Obiettivo 2”, Acquaviva non è rientrata tra i Comuni beneficiari».

La polemica è sorta dopo le accuse della Straccia pubblicate su Riviera Oggi la scorsa settimana. La ragione del contendere è il convento francescano del 1200 che acquistato da una ditta privata sarà a breve trasformato in affittacamere. Il Prg del Comune annovera l’edificio medievale tra le strutture ricettive soggette alla legge regionale del 2006, il “Testo unico delle norme regionali in materia di turismo”. La novità che abbiamo scoperto tramite Fulgenzi è il vincolo imposto dalla Regione sulla zona limitrofa al convento.
Nella delibera della Giunta regionale del 18 dicembre 2007 si legge infatti che l’area deve essere tutelata attraverso una «valorizzazione finalizzata al recupero e all’utilizzo del complesso monastico e alla conferma della “vocazione agricola” dell’intorno, limitando eventuali nuove edificazioni a manufatti di modesta entità strettamente funzionali alla conduzione agricola». Dunque si riconosce all’area un interesse per la comunità, peccato che il complesso conventuale non abbia meritato di essere impiegato per finalità pubbliche.

Il convento sarà soggetto a restauro e risanamento conservativo; non cadrà a pezzi, ma non sarà fruibile dalla comunità: «Le nostre scelte urbanistiche –replica Fulgenzi – sono legate al Prg approvato dalla precedente amministrazione: è la Straccia che ha stabilito i vincoli da imporre. Si poteva pensare di farne un luogo aperto al pubblico, penso a un centro congressi, invece si è concessa la possibilità di trasformarlo in struttura ricettiva».

Le scelte urbanistiche, di fatto, hanno permesso la trasformazione del convento. E ora assistiamo a un reciproco addossamento di responsabilità fra gli schieramenti della vita politica acquavivana.
«Un bravo amministratore – continua l’assessore – deve prevedere le conseguenze delle scelte urbanistiche, altrimenti devo pensare che sia un amministratore incapace o disattento».
Infine un ritorno su una vecchia polemica: «Invece di investire denaro pubblico in manifestazioni come “Acquaviva nei fumetti” forse si poteva pensare di utilizzare quei soldi per cose più urgenti e necessarie».

E’ chiaro che, quando i vecchi proprietari del convento hanno deciso di vendere, il Comune non aveva le risorse finanziarie per acquistare, è altrettanto evidente che si poteva evitare di giungere a questo punto, attraverso una politica di tutela da realizzarsi negli anni. Ma ora?
Conclude Fulgenzi con una sua nota di ottimismo: «Acquaviva non possedeva la cifra necessaria per acquistare la struttura ma siamo pronti a discutere in giunta la possibilità di farci cedere la proprietà. Vogliamo che il convento diventi un bene pubblico».

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