SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si chiama Manuela Fanin, è una ragazza padovana che ha chiesto di aderire all’associazione Sentina dopo aver fatto una passeggiata illuminante nella Riserva Naturale a nord del Tronto durante le vacanze pasquali.
Una passeggiata illuminante nel bene e nel male (il testo integrale della lettera fra i documenti allegati): «Un’oasi di profumi e sensazioni, la potenza della bellezza originaria della costa adriatica. L’unico paragone che potevo ripescare dai miei ricordi veneti era il delta del Po», dice la Fanin, che poi però aggiunge un’impressione che dovrebbe dare da pensare a tutti, in particolar modo alle istituzioni: «Mi aspettavo di trovare recinzioni, cancelli, almeno cartelli a segnalare la nostra entrata nell’area naturalistica. Niente. Peccato. Spariscono le concessioni, e cominciano i giunchi, la costa erosa, pozzanghere, uccelli, arbusti, caseggiati, sembra che tutto sia come l’ho immaginato. E’ tutto bellissimo, malinconico, originale, selvatico e sporco. Parlo ovviamente della plastica, ciabatte, lattine, reti metalliche, detersivi e siringhe, preservativi…».

Sicuri che non si possa fare di meglio, in modo da rendere una passeggiata alla Sentina illuminante solo in senso positivo?

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