GROTTAMMARE – Ogni anno i commenti sono sempre gli stessi: i grottammaresi si lamentano dei pochi eventi, i titolari di chalet e alberghi della scarsa politica turistica. Si chiedono più eventi per giovani, discoteche, feste: insomma, un po’ più di movimento “alla Rimini”.

Che Grottammare abbia puntato più alla tranquillità è ormai risaputo: il tema (pro e contro) è stato anche centro di dibattito durante la campagna elettorale. Ma si punta solo sul turismo familiare. Infatti, scorrendo il calendario eventi dello scorso anno, ogni sera due o tre appuntamenti, e fra teatro, concerti, mercatini, cineforum, sport c’è ampia scelta per il turista/cittadino non commerciale.

Dire che quindi Grottammare abbia puntato sulla famiglia – quasi a dire un turismo noioso – è sbagliato: l’obiettivo è ben diverso. Qualcuno lo fa notare.

Hilary Wainwright, giornalista e ricercatrice del Trasnational Institute di Amsterdam, ha infatti affermato che «qui si supera quell’idea falsa e orribile che le persone debbano scegliere fra un turismo molto commerciale, come Rimini – che possono anche colpire di primo impatto, ma non sono poi tanto piacevoli alla lunga – o l’idea dell’isola deserta accessibile solo a chi è molto ricco. Quello che Grottammare dimostra – continua la Wainwright – è la possibilità di avere tranquillità e bellezza, ma in un contesto popolare e vivace, una città dove le persone stanno davvero bene, in pace. Grottammare dimostra che un altro tipo di turismo è possibile».

Lo ha dichiarato nel dvd “Grottammare l’altra città possibile”, scritto e diretto dal giornalista Vittorio Longhi e realizzato da immirù, un progetto di comunicazione (il cui nome deriva da un ras dell’Impero Etiopico) mirato a promuovere la democrazia partecipativa, i diritti umani e del lavoro, attraverso il giornalismo indipendente e l’editoria multimediale; il dvd è stato realizzato grazie ad un contributo del programma dell’Unione Europea Urbal.

La Wainwright è stata così colpita dall’esperienza grottammarese da citarla anche nel suo libro “Sulla strada della partecipazione. Dal Brasile alla Gran Bretagna, viaggio nelle esperienze di nuova democrazia”, nel 2005.

Il contesto della dichiarazione ricade in quello più ampio della politica partecipata, che ha fruttato al Comune nel 2004 il Premio Villirillo, promosso dall’associazione Cittadinanzattiva.

La politica turistica è quindi chiara, volta non ad un turismo “fracassone”, ma ad un tipo di accoglienza più mirata, in grado anche di accrescere culturalmente i villeggianti di tutte le età con eventi di livello, tutto l’anno.

Anche Alberto Magnaghi, Presidente della Rete del Nuovo Municipio, associazione con l’obiettivo di consentire una rapida diffusione ed un’efficiente accumulazione del “sapere partecipativo”, la vede così:«Grottammare è una delle prime esperienze di bilancio partecipato strutturato durante tutto l’anno. Questo sposta il potere decisionale al cittadino. Il Comune ha prodotto così un modello di sviluppo diverso da quello tradizionale dell’espansione edilizia per il turismo di massa: dalle politiche settoriali si arriva agli interessi collettivi».

Dall’interno si vede quasi nero, dall’esterno rose e fiori. Dov’è quindi la falla?

Probabilmente nella promozione. Se vero infatti che Grottammare risulta essere innovativa per quanto riguarda il modello di turismo proposto, è anche vero che si è rimasti indietro in tutto ciò che riguarda il lancio pubblicitario dell’“articolo turistico” che la città offre. Forse occorrerebbe sedersi tutti intorno ad un tavolo, a partire da settembre, e lanciare un programma condiviso di promozione.

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