Commenti. Riflettendo sul servizio informativo che stiamo fornendo alla Riviera delle palme, ai tantissimi commenti dei nostri lettori, il pensiero è volato al classico detto: la stampa è il quinto potere, quello forse più determinante. Contemporaneo il collegamento nella mia mente all’aumento delle nostre responsabilità proporzionali agli utenti di Sambenedettoggi.it (oltre 500mila pagine visualizzate al mese per oltre cinquemila, in media, visitatori al giorno) e del settimane in edicola Riviera Oggi.
Altrettanto facile il collegamento al rischio di un possibile utilizzo “egoistico” del mezzo che ho l’onore di dirigere. I miei redattori e collaboratori lo sanno: l’impegno di fare esclusivamente l’interesse dei lettori è una priorità inderogabile, chi prova a fare i propri interessi o di qualcuno in particolare (il rischio esiste) viene immediatamente allontanato. Ciononostante esiste sempre il problema che il giornalista, in ogni caso, porta avanti una propria ideologia politica seppur apartitica, un proprio modo di vedere le cose, insomma una sorta di condizionamento più o meno grande.
Una grande responsabilità che noi vogliamo alleggerire e rendere più democratica possibile. Da qui l’apertura ai commenti e quindi all’integrazione pluralistica con le opinioni dei nostri utenti-lettori. Insomma, giornalista non più “dittatore” ma aperto al parere attivo e non passivo di chi legge. Gran parte dei lettori oggi sono passivi due volte, prima perchè non possono ribattere, poi perché hanno la brutta abitudine di leggere quello che… gli piace leggere. Un esempio per tutti: quelli di destra Panorama, quelli di sinistra L’Espresso.
Espresso così, il mio pensiero, sembrerebbe tutto facile ma non lo è. Il rischio di far confusione è concreto e reale. Per evitarlo la mia figura è costretta a moderare chi fa attacchi gratuiti a persone o cose perchè avversario politico o per altri motivi, chi scambia il nostro giornale per un luogo ove chattare con altri o altro lettore senza che ci sia un vero e proprio interesse per la comunità (che è il principale dovere per chi fa informazione), chi usa i commenti a proprio uso e consumo o come fosse una parete ove scrivere nefandezze.
Motivi per cui i commenti pubblicati sono il 60% di quelli che arrivano in moderazione, una percentuale che potrebbe diminuire se, chi ci scrive, non si rende conto che il suo apporto è finalizzato esclusivamente a quanto cerco di spiegare con questo DisAppunto. Non a motivi legati a frustrazioni, a motivi troppo personali o a considerazioni estranee all’articolo.
Ripeto per l’ennesima volta che aprire ai commenti è possibile soltanto ad editori che non perseguono un disegno esclusivamente economico, politico di parte ma principalmente morale e criticamente costruttivo nell’ambito dell’argomento trattato. E, fatto non trascurabile, mettendosi in discussione.
Soltanto così l’informazione può legittimamente definirsi quinto potere, non legato a lobby, ad interessi di pochi bensì alla comunità che rappresenta con l’auspicio di un futuro migliore.

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