ACQUAVIVA PICENA – Un convento del 1200 trasformato in affittacamere, genera reazioni e perplessità.

Riceviamo dal nostro lettore Sergio Piunti e pubblichiamo:

«L’immaginazione storica mi riporta a quel tempo. I suoni medievali si alternano ai suoni della campagna, ai ritmi sani di un genuino tempo che fu. Nelle stalle e nei luoghi del convento, gli animali di sempre. Cavalli, asini, muli. Oggi potrebbe essere come allora. Fuori una scritta “Resort & Spa”. Il capitale che torna in campagna e si sbizzarrisce. Il profitto che ha bisogno di sfogo, fugge dalla città a ripristinare i patrimoni storici abbandonati dagli uomini sorridenti sui manifesti, a cercare nuove mete sicure, a cercare puerili culture.

In quelle stanze potremmo trovare ancor oggi degli animali. Vacche grasse che tornano a smaltire i chili in eccesso della città, a sbrodolare dentro “Iacuzzi” scintillanti. Massaggi a tema. A riscoprire il territorio. Massaggi all’olio d’oliva marocchino e degustazioni di olive ascolane congelate cinesi. Povero patrimonio di tutti, finito in mani di pochi, che vantano d’essere eroi e salvatori.

Anziché mostre d’antiquariato, serate in musica. Festival, incontri, dibattiti. Il profumo del teatro renderebbe il convento magico. Panorami mozzafiato lasciati alla mercé di pochi. Luoghi abbandonati al proprio destino. Dalle fonti acquavivane a S.Francesco.

Non abbiamo bisogno più di cultura. Nessuno più potrebbe meravigliarsi di questi errori. Certe scelte economiche non scandalizzano. Il principe della cultura ha tre telecomandi e una parabola verso l’universo. E vince sempre.

Peccato. I danni di questa, come di tante altre italiche scelte si pagano. A rate. Da generazione a generazione. Non fate finta di meravigliarvi di quello che ci accade intorno. E’ un treno a cui abbiamo costruito binari e massicciata.
La tristezza mi invade il cuore».

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