Dal settimanale Riviera Oggi numero 727
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ stato uno dei casi di cronaca dell’ultimo periodo: un caso estivo, perché di queste cose a San Benedetto si parla soprattutto d’estate. I Vigili Urbani Luciano Giordani e Lino Ciccalè malmenati da un senegalese venditore ambulante abusivo sul lungomare di Porto d’Ascoli.
L’immigrato, peraltro regolare in Italia e senza precedenti penali, è poi stato condannato a sei mesi di reclusione sospesa per benefici di legge.
Un caso che ha fatto molto discutere, che ha visto battaglie politiche e richieste di più mezzi alla Polizia Municipale.
E ripropone l’eterno dibattito sul commercio abusivo: è un fenomeno illecito da stroncare oppure si tratta di un fenomeno illecito da tollerare per carità umana e per il carovita che riguarda alcuni beni di consumo?
Stroncare del tutto il fenomeno dei cosiddetti “vu cumprà” (a proposito, nessun venditore abusivo si rivolge più ai clienti con questa frase) è impossibile, diciamocelo.
Servirebbero ingenti risorse umane, un impegno intensivo da parte delle forze dell’ordine verso un fenomeno che tutto sommato non incide sulla sicurezza sociale dei cittadini né sull’ordine pubblico, tranne casi come quello dei Vigili sambenedettesi.
In realtà, gli italiani sempre più poveri hanno bisogno di merce a basso costo. Se non ci fossero gli immigrati, la acquisterebbero da altri italiani.
Resta il fatto che il fenomeno è da controllare, nessuno vorrebbe una sorta di gran bazar sulla propria spiaggia, dove si potrebbero anche infiltrare disonesti e gente poco raccomandabile.
Quello che va stroncato è l’approvvigionamento alla fonte, la produzione della merce contraffatta, appannaggio di mafie e gruppi criminali, che promuovono il lavoro non tutelato, che ricattano la fame dei disperati che arrivano in Italia.
Per gli ambulanti abusivi che vendono merce di bassa qualità ma non contraffatta (asciugamani, tappeti, chincaglieria), però, si potrebbe pensare a qualche forma di regolamentazione comunale. Un numero limitato di licenze stagionali, un pagamento di una tassa comunale seppur piccola, assicurazione, permessi, orari, zone di esercizio della loro attività, beninteso se si tratta di immigrati regolari e se non vendono merce contraffatta.
A Senigallia lo permettono: un certo numero di ambulanti ha delle licenze che permettono la vendita itinerante su territorio demaniale. Cosa ne pensa la Polizia Municipale sambenedettese? L’opinione del comandante Giuseppe Coccia non è incoraggiante: «I colleghi di Senigallia hanno trovato difficoltà nella gestione di quella situazione. I controlli sono difficoltosi, ci sono molti problemi per chi deve garantire il rispetto del regolamento».

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