Dal settimanale Riviera Oggi numero 727

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cresce agli angoli delle strade, si alimenta nella penombra delle città, si moltiplica d’estate, tra le spiagge o sul lungomare. Il commercio abusivo è una realtà ormai assodata che riguarda la nostra società e non esclude neanche la realtà sambenedettese.
Molti i venditori ambulanti, quasi tutti immigrati, che commerciano beni contraffatti: maglie, cd e dvd, scarpe, borse, occhiali. Riproduzioni quasi perfette di griffe importanti, che se comprate in un negozio risultano spesso proibitive per le tasche del cittadino. Un commercio illegale, poiché dietro a ogni singolo oggetto realizzato legalmente c’è un lavoro ingente, ci sono grandi investimenti, c’è la manodopera di chi quell’oggetto lo realizza e di chi lo vende, c’è ricerca e marketing. Passaggi che vengono ignorati nel mercato abusivo, o quantomeno bypassati contenendo i costi di produzione, per reinvestire spesso i suoi proventi in attività illecite.
Abbiamo fatto un giro per chiedere il parere di gente comune e negozianti, per sapere qual è l’opinione sul fenomeno. Quasi tutti ammettono di aver acquistato qualche volta il prodotto contraffatto, o comunque qualcosa dai commercianti abusivi, vuoi per il minor costo, vuoi per il desiderio di possedere un bene che altrimenti sarebbe improponibile per le proprie tasche. Qualcuno ci dice che è anche intenerito da questi ragazzi che stanno tutto il giorno fuori casa, sotto il sole, per vendere merce a pochi euro.
Marta Benedetti è convinta che il costo di produzione di una borsa taroccata sia più o meno uguale a quello di una originale, «perché spesso i materiali sono identici, e non è facile riconoscere il prodotto falso. Il fatto è che mentre il venditore ambulante ci guadagna quattro soldi, il commerciante in regola ha un ricarico superiore anche al 100%. Va bene che deve pagarci le tasse e sostenere altre spese, ma mi sembra davvero esagerato».
Una voce fuori dal coro è quella di Simone Bernardini, 34 anni, che dice di non avere mai acquistato merce contraffatta, anzi è proprio contrario. Spiega che «in questo modo si uccide il commercio e soprattutto non si dà valore al talento degli stilisti e degli autori». Fabio Poli invece, 32 anni, ci dice che ogni tanto acquista da questi abusivi, soprattutto occhiali da sole o capi d’abbigliamento firmati, perché non ritiene giusto spendere una cifra esagerata per qualcosa che presto passerà di moda. Fabio afferma che «100 euro per la firma su una maglia sono troppe, specie per un ragazzo, come anche 20 euro per un cd originale. Purtroppo il caro vita esiste e spesso si deve ricorrere a questi escamotage per avere qualcosa che ci piace ma non possiamo permetterci».
Tollerante anche Chiara Piunti che depreca la discriminazione quotidiana a cui sono soggetti questi venditori, spesso extracomunitari, «è ora di riscoprire un senso di umanità che dovremmo avere tutti. Anche noi italiani partiamo spesso per cercare lavoro all’estero, non credo ci farebbe piacere ricevere un trattamento simile. Loro devono pur vivere, portare a casa dei soldi. Spesso fanno un lavoro “legale” durante il giorno e vendono cd la notte per arrivare a fine mese».
I concessionari di spiaggia concordano tutti sul fatto che in realtà questi ragazzi di colore che spesso girano tra gli ombrelloni o spiegano un telo sul lungomare sono bravi ragazzi, anche onesti, che però devono pur vivere in qualche modo. Giovanna Aureli, proprietaria dello chalet Stella a Porto d’Ascoli, dice che queste persone non sono affatto fastidiose, anzi, «spesso offro loro da bere o un panino, perché sono educati e gentili. Il discorso è diverso per gli zingari che girano tra i tavoli con l’organetto o vendono rose. Questo in genere è solo un modo per distrarre il cliente e dietro spesso c’è qualcuno che ruba nelle borsette o sfila portafogli. Gli africani però sono buoni e sanno stare al loro posto».
Diversa la situazione nei negozi, dove il parere dei commercianti è contrastante. Siamo andati a chiedere in quei negozi dove il commercio abusivo diventa concorrenza sleale, cioè negli esercizi commerciali in cui vengono venduti proprio quei beni protagonisti del mercato delle falsificazioni. «No, qui non soffriamo certo la concorrenza dei venditori abusivi – ci dice Manuel Matè, commesso del negozio Coltorti – il prodotto che vendiamo qui è di qualità e gli acquirenti lo sanno. Per quanto riguarda i venditori ambulanti, è sbagliato vendere prodotti contraffatti però anche loro devono mangiare, spesso non hanno neanche il permesso di soggiorno, come fanno? Si arrangiano come possono». Diverso il parere di Gianni Dionisi, titolare del negozio sportivo omonimo, che ci dice: «Si risentono tutte le concorrenze, quindi anche quella dei venditori ambulanti. Non è ammissibile continuare a tollerare questo commercio illegale, noi paghiamo le tasse, loro no».
Anche Giuseppe Talamonti, titolare dell’ottica Talamonti, crede che sia giusto intensificare i controlli per eliminare il commercio abusivo, tuttavia non risente della concorrenza. «Noi vendiamo occhiali, un prodotto che deve essere di qualità, ne va della vista, inoltre diamo assistenza. Tutte cose che non si trovano negli occhiali contraffatti, quindi chi vuole un buon occhiale lo compra in un negozio di ottico, non in una bancarella».

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