dal settimanale Riviera Oggi numero 725

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Abbiamo visto nell’ultimo numero di Riviera Oggi come il carovita incombe anche sui sambenedettesi. C’è chi però si è saputo organizzare e ha trovato un modo alternativo di fare la spesa, risparmiando pur acquistando prodotti migliori. Parliamo dei Gruppi di acquisto solidale (Gas), presenti sul territorio nazionale ormai da diversi anni. Si tratta in pratica di un insieme di persone che si incontrano per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune (igiene e pulizia) possibilmente di produzione biologica o eco-compatibile e che utilizzano il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo.
Il primo Gas in Italia nasce nel 1994 a Fidenza, e si diffonde poi nel resto del territorio nazionale.
Circa quattro anni fa anche nella nostra zona nasce un Gas che copre tutta la vallata del Tronto e Martinsicuro. Giovanni Marucci, uno dei referenti del gruppo, ci illustra nel dettaglio il suo funzionamento.
Innanzitutto ci spiega il perché di questa scelta: «Perché crediamo che ognuno di noi possa dare una mano a cambiare il mondo partendo dal carrello della spesa». Ma tecnicamente, come funziona un Gas? «All’inizio sembra complicato – assicura Giovanni – ma poi ci si rende conto che è facile: nel gruppo ognuno ha un compito preciso. Si ordina la merce al referente per quel tipo di prodotto entro la data stabilita e il referente provvede a inviare l’ordine al fornitore, che recapita al domicilio del referente la merce che verrà smistata ai membri del gruppo. I piccoli quantitativi di ciascun componente vanno a costituire il grosso quantitativo e ciò implica l’acquisto ad un prezzo inferiore e lo sconto o addirittura l’abbuono delle spese di trasporto».
Il gruppo ricerca nella zona piccoli produttori rispettosi dell’’uomo e dell’ambiente anche effettuando sopralluoghi conoscitivi che si trasformano a volte in divertenti scampagnate, utili anche per i più piccoli che hanno la possibilità di imparare nuove cose. Si possono infatti conoscere i produttori, verificare il loro comportamento, apprezzare la “storia” di ogni prodotto e gustarne il suo sapore naturale.
Giovanni ci fa capire che «i piccoli produttori lavorano con più intensità di manodopera che non di capitale: questo vuol dire che i soldi che si spendono finanziano l’occupazione, e non gli azionisti. Le multinazionali al contrario spostano la produzione dove i costi sono più bassi, la manodopera è sottopagata e i lavoratori non hanno diritti: preferire i prodotti senza sfruttamento significa aiutare a regolare il mercato del lavoro».
Il risparmio effettivamente c’è perché con la loro organizzazione i Gas saltano i costi intermedi, ponendo un filo diretto tra il produttore e il consumatore, ma il fatto principale secondo Giovanni è la relazione che si instaura con i produttori e tra i membri del gruppo, che si incontrano una volta al mese per discutere di tematiche condivise, per conoscersi meglio e stare semplicemente insieme.
«I produttori poi – continua Giovanni – sono davvero soddisfatti, in quanto a loro interessa la continuità più che la quantità dell’ordine. L’altalenanza invece è un motivo di crisi. A volte programmiamo con loro la stagione, nel senso che producono per noi i prodotti di cui abbiamo bisogno. Dopo un po’ succede che alcuni produttori entrano addirittura a far parte di un Gas».
Lo scopo dei Gas, dunque, non è solo il risparmio contro il carovita, ma anche provare un nuovo tipo di economia, modificando il proprio modo di consumare e proponendo un’alternativa concreta.

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