PORTO SAN GIORGIO – Sulla carta svolgeva attività di “intermediazione al commercio di prodotti tessili e di abbigliamento” all’attivo invece commercializzava computer all’ingrosso, apparecchiature informatiche, periferiche e software.
La Guardia di Finanza di Porto San Giorgio si è trovata di fronte a un’azienda che aveva intrapreso attività consistenti non dichiarate al fisco.
La frode, uno sgravo di 24 mila euro ai fini delle imposte dirette e di 6 mila euro ai fini dell’Iva, è stata perpetrata con il concorso di un ulteriore imprenditore nazionale attraverso lo schema delle cosiddette “frodi carosello”: la società verificata aveva infatti assunto il ruolo di “missing trader”, interponendosi tra il cedente comunitario e l’effettivo soggetto economico, con funzioni di filtro, permettendo cioè a quest’ultimo di beneficiare di un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato e di un credito di imposta derivante dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
Dopo una verifica fiscale che ha preso avvio dall’analisi delle operazioni intracomunitarie effettuate dall’impresa, (una particolare metodologia ispettiva che consente in tempo reale di conoscere tutte le operazioni commerciali – acquisti e vendite – promosse dalle imprese in ambito comunitario) la Guardia di Finanza, grazie a un riscontro effettuato presso gli archivi informatici dell’Anagrafe Tributaria, ha rilevato che la stessa impresa non aveva peraltro presentato le dichiarazioni di imposta, motivo per il quale sono scattate immediatamente le operazioni di verifica fiscale.
In poche settimane le Fiamme Gialle, grazie anche all’instaurazione degli accertamenti bancari, hanno portato alla luce la notevole massa sottratta all’imposizione.
L’impresa che è stata oggetto delle attività ispettive è risultata non disporre di locali idonei al deposito dei prodotti commercializzati, non ha assolto gli obblighi fiscali, omettendo sistematicamente, da un lato, l’istituzione delle scritture contabili obbligatorie e, dall’altro, la presentazione delle dichiarazioni d’imposta e, quindi, il versamento di quelle a debito.
L’intera operazione, delegata dalla Procura della Repubblica di Fermo, ha portato alla denuncia di due persone responsabili di reati di carattere tributario, quali “Omessa dichiarazione”, “Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” e “Occultamento o distruzione di documenti contabili”.

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