SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «L’ultima occasione nella quale ho visto Tormenti è stata martedì sera al teatro San Filippo e il giorno dopo ho letto sui giornali della messa in vendita della Samb. Non me lo sarei mai aspettato». Questa la reazione dell’assessore allo Sport Eldo Fanini alla notizia della messa in vendita della Samb da parte della famiglia Tormenti che ha lasciato di sasso tutta la San Benedetto sportiva.

Assessore, come si sente di commentare questa notizia? A suo avviso, si tratta soltanto di uno “sfogo” del presidente o la Samb sarà davvero ceduta?

«Non ne ho idea: entrambe le ipotesi potrebbero essere valide, la verità la conosce solo Tormenti. Oltre ad essere assessore, sono anche un tifoso e sinceramente non so cosa pensare. Posso solo dire che è una scelta della società e dobbiamo rispettarla: mi auguro soltanto che i Tormenti metteranno la Samb, che è un bene di tutta la città, nelle mani di gente seria, come seri si sono dimostrati loro in questi due anni di gestione della squadra».

Sono previsti nuovi incontri fra l’Amministrazione comunale e la proprietà?

«Noi siamo stati sempre disponibili al dialogo e lo siamo tuttora, ma al momento non ci sono incontri in programma con i Tormenti. Il Comune ha fatto la propria parte, stanziando 1 milione e 100 mila euro per la messa a norma dello stadio “Riviera delle Palme”, sebbene secondo il decreto Amato sarebbe stato un compito della società, quindi non capisco il risentimento del presidente Tormenti».

Probabilmente ciò che ha dato più fastidio alla famiglia Tormenti è stato che l’Amministrazione comunale non li abbia informati subito dell’impossibilità (causa inchiesta in corso sul project financing presentato da altri imprenditori nel 2001 e l’eventuale incompatibilità con una nuova azione immobiliare, ndr) di accettare il progetto da loro proposto per la messa a norma dello stadio. Non era proprio possibile rispondere prima ai Tormenti?

«L’Amministrazione comunale non ha atteso premeditatamente più del dovuto per dare una risposta alla Sambenedettese: si è trattato di lungaggini burocratiche che ci hanno impedito di rispondere prima di quanto abbiamo fatto».

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