Da Riviera Oggi n. 726

MONTEPRANDONE – «Guardando le lesioni presenti nelle case di via Miramare, il dissesto idrogeologico sembra esserci ma se le relazioni dei tecnici sono favorevoli non posso che prenderne atto. Il problema è nella destinazione dell’area che da zona verde diventa edificabile», esordisce così l’esponente dell’opposizione Luigino Calvaresi.
La polemica nasce dal ricorso presentato al Tar Marche dai residenti di via Miramare che vogliono impedire la realizzazione del piano di edilizia economica e popolare nell’area compresa tra via Fontevecchia e via Miramare perchè l’area, affermano i residenti, era adibita a verde ed è a rischio frana.

Se la zona era destinata a verde pubblico e non ci sono altre aree comunali che possono essere edificate, l’unica soluzione sembra essere l’esproprio? Ma il sindaco Bruno Menzietti non vede la necessità di utilizzare soldi pubblici per pagare il privato: «È vero – spiega Calvaresi – ma scegliere una superficie destinata a verde significa arrecare un danno alla cittadinanza e affermare che sarà minima l’area occupata dall’edificio significa nascondere la verità. Una volta costruito saranno necessari dei parcheggi, delle strade e alla fine dei lavori rimarrà solo una scarpata da destinare a verde».

L’esponente di “Città per lo Sviluppo Futuro” ritiene l’attuale amministrazione la principale responsabile di una mancata pianificazione: «Occorre una programmazione chiara per individuare le aree in cui edificare le case popolari. Accordi con i costruttori, con i privati che evitino la solita politica dell’emergenza: se ci fosse stata una buona pianificazione il Comune non avrebbe avuto difficoltà a reperire un terreno nei tempi richiesti dalla Provincia per accedere ai fondi regionali destinati all’edificazione popolare».

Non viene messa in discussione l’opportunità di costruire un edificio da assegnare alle persone in difficoltà: «Sono favorevole – conclude Calvaresi – alla costruzione delle case popolari, quando ero assessore ai Servizi Sociali ho favorito la creazione della graduatoria per l’assegnazione degli alloggi, ma poi era necessaria una programmazione per determinare quelle aree che potevano essere utilizzate per costruire case popolari senza arrecare danno ai cittadini».

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