SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le parole di Marco Travaglio pesano come pietre: e varrebbe la pena di leggerle, o ascoltarle, con attenzione. Perché il cortocircuito dell’informazione politica italiana, adesso, è sotto gli occhi di tutti. Se Travaglio, durante la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, sabato sera, su precisa domanda del conduttore ha risposto che «il presidente del Senato Schifani, negli anni ’80, aveva una società di brokeraggio assieme a La Loggia, altro esponente di Forza Italia, e a Nino Mandalà, condannato ad otto anni per mafia in primo grado», un “paese normale” (definizione oramai abusata, e che adoperiamo, oramai, come fosse un ossimoro) si porrebbe altre domande rispetto a quelle che occupano il dibattito politico delle ultime ore.
La prima sarebbe: Travaglio dice la verità, o mente? La seconda, invece: e se dice la verità, occorre dare la possibilità a Schifani di difendersi e replicare, non sul piano penale (dato che essere in società con un farabutto non implica esserlo a propria volta) ma su quello del merito. E tutto si chiuderebbe lì. Doverosamente.
In Italia, invece, non si discute di nulla se non della paura che qualcuno – in questo caso Travaglio, a cui sicuramente non manca il coraggio – possa andare in televisione, in prima serata magari, a ripetere quello che è stato già pubblicato sui libri o su internet. E tutta la politica (o quasi, ad eccezione di Antonio Di Pietro) è colta da questo timore.
Tra i tantissimi scritti nelle ultime ore, proponiamo probabilmente il più interessante, scritto da Sara Arrigone, su “La Stampa”, che riproponiamo integralmente di seguito:

L’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di stampa e di espressione, recita:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Inoltre, alla voce “Libertà di stampa” si legge:

“La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l’esistenza di una stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.
Si estende anche al diritto all’accesso ed alla raccolta d’informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico”.

Sulle pagine di tutti i giornali di oggi molti politici della destra e della sinistra attaccano duramente Marco Travaglio per aver lanciato accuse contro la seconda carica dello stato durante la trasmissione di Fazio “Che tempo che fa”. Quello che fa più scalpore è che le frasi di Travaglio si siano potute riferire al Presidente del Senato e per altro in una trasmissione mandata in onda sulla televisione di stato.
Che si possa essere d’accordo o meno con le affermazioni di Travaglio, i fatti da puntualizzare sono tre:

1. La tv di stato fa parte degli organi di informazione citati dall’articolo 21 come “ogni altro mezzo di diffusione”, tanto quanto Internet, i blog, la carta stampata e le agenzie di giornalismo.

2. La seconda carica dello stato è prima di tutto un cittadino, e secondo l’articolo 3 della Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Quindi, come tutti, può essere oggetto di discussioni pubbliche e in qualunque contesto.

3. Citare eventi raccontati da altri giornalisti, come fa Travaglio citando Abbate e Gomez, fa parte del fare cronaca ed esercitare la propria libertà di espressione.

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