SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Estate alle porte, pochi giorni e la spiaggia tornerà ad essere coperta dagli ombrelloni, si ripopoleranno le strade sambenedettesi nelle ore notturne e i turisti affolleranno la nostra città.
La situazione normativa per gli stabilimenti balneari tuttavia non è ancora definita. Tuttora si attende un atto di indirizzo dal Comune contenente le regole per la prossima estate, che dovrebbero prevedere un effettivo via libera a strutture leggere come gazebo, pedane e tetti suono antirumore negli chalet, tutte strutture da rimuovere a fine stagione. E per il 2009 un nuovo Piano Spiaggia generale.
Dunque è probabile che sia consentito ancor di più agli stabilimenti balneari di dotarsi di strutture pluriaccessoriate che si trasformano in deliziosi ristorantini sul mare o in allettanti discoteche sulla spiaggia. Una possibilità che fa gola a molti, incrementerebbe le attività turistiche e, diciamolo pure, risolleverebbe le serate dei più giovani, spesso costretti anche ad essere “emigranti del divertimento” nelle città vicine. Ma potrebbe rendere più critica la situazione dei ristoranti di San Benedetto non ubicati sul lungomare che nei mesi estivi soffrono la concorrenza degli stabilimenti balneari.
Per quanto riguarda i rumori musicali molesti, un’interpretazione estensiva delle norme vigenti permette l’istallazione dei tetti suono, e quindi un contenimento del chiasso all’esterno.
Fra i cittadini e i ristoratori sambenedettesi registriamo pareri contrastanti.
«San Benedetto è una città morta – ci dice il giovane studente Andrea Broglia – siamo troppo indietro nei confronti di altre regioni. Ormai è diventata una città per famiglie, non c’è un’idea di turismo. Io sono nato in Liguria, lì ci sono città molto simili a San Benedetto, ma la situazione è completamente diversa, ci sono locali, c’è movimento». Al giovane Andrea fa eco la sua amica Alessandra Amatucci che ci dice che «i rumori e la musica anche nelle prime ore del mattino sono da tenere in conto quando vieni in vacanza, certo non vieni solo per rilassarti. Le strutture vanno ampliate e messe in regola. San Benedetto è una bella città e va sfruttata. L’estate qui è un mortorio».
La Riviera delle Palme vista come “mortorio” è un concetto che ritroviamo anche nelle parole di Silvia Amabili che crede che gli «chalet dovrebbero far tutto» mentre Silvia Romani comprende anche i problemi che arrecherebbero gli chalet-discoteche alle famiglie e alle persone anziane che la mattina vanno in spiaggia e potrebbero non trovarla pulita. Per questo propone che « il personale dello chalet a fine serata pulisca ancor di più la spiaggia».
Incontriamo poi le sorelle triestine Laura e Roberta Grezar, che hanno approfittato dei ponti festivi del 25 aprile e del primo maggio per venire in vacanza a San Benedetto e che torneranno anche nei mesi più caldi. Sono entusiaste della nostra città e delle sue offerte turistiche anche se ci dicono di essere «favorevoli all’apertura di nuovi locali sul lungomare. Comunque rispetto a Trieste qui c’è molta più vita, già così per noi è tanto».
Di concorrenza nei confronti delle altre attività commerciali che lavorano 12 mesi l’anno ne parla Gaetano Panichi che tuttavia ritiene che «gli altri ristoranti non vengono penalizzati, alla fine lavorano lo stesso. Si deve lasciare spazio ai giovani, altrimenti è finita». «Sì, però non ci sono solo giovani qui – ribatte la sua amica Maria Roberta Sora – bisogna vedere anche quanto peso occupano a livello turistico le altre fasce d’età e agire di conseguenza».
Più diplomatico si mostra il titolare del caffè Max, Carlo Mori, che si dice favorevole all’ampliamento delle strutture ricettive «perché a San Benedetto manca il turismo giovanile. Però per non penalizzare le altre attività commerciali si potrebbero stabilire solo alcuni giorni durante la settimana in cui gli chalet possono far serata diventando ristoranti e discoteche, insomma trovare un giusto compromesso».
Non è dello stesso avviso Enrico Cappellini del ristorante “Il posto giusto”: «Gli chalet – ci dice – devono chiudere alle otto di sera e non penalizzare chi lavora tutto l’anno. Negli stabilimenti balneari si devono affittare gli ombrelloni, si può mangiare un panino, un’insalata, ma poi basta, per il resto ci sono i ristoranti, dove le strutture sono del tutto a norma. Noi lavoriamo dodici mesi, ma i tre mesi estivi i guadagni diminuiscono fortemente anche se i costi di gestione sono sempre quelli. La concorrenza così diventa troppo sleale».
Giancarlo Spinozzi, proprietario del ristorante “La Muccigna”, si mostra meno intransigente, forse perché possiede anche uno chalet a Grottammare e riesce a vedere la situazione da entrambi i punti di vista. «Il turista deve avere la possibilità di scegliere l’offerta che più lo soddisfa, dunque è giusto che ci sia una domanda differenziata. Qui non offriamo molto, bisognerebbe fare di più ed è giusto che si faccia».

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