MARTINSICURO – Avete mai pensato di utilizzare il cioccolato dalle tante virtù soprattutto salutistiche per preparare primi e secondi piatti? Fatelo, scoprirete che al gusto non c’è limite.
Il cioccolato bianco, al latte, mi-doux, surfin, extra-bitter e amarissimo viene utilizzato soprattutto nella preparazione di torte, biscotti e budini ma quando esce dalla pasticceria per entrare nella cucina di un grande chef ecco che diventa magico creando qualcosa di sorprendente. Parola di Vincenzo Giardina capo cuoco all’hotel Maxim’s di Villa Rosa.

«Sono siciliano di Modica – ci dice il professore di tanti corsi di successo – e il cioccolato lo conosco bene. Non ho inventato nulla, già da tempo infatti lo si utilizza per arricchire i menù. Ho voluto solo interpretare questa prelibatezza a modo mio aggiungendo verdure di stagione, affettati, carne, formaggi pasta e frutta e il risultato giudicatelo voi».

Dopo aver assaggiato il crostone di pane con bresaola erbette e cioccolato bianco, la faraona speziata con sesamo e cioccolato, il risotto allo zenzero con un cuore di nero fondente, i rotoli di pasta con un ripieno di verdure mozzarella e prosciutto cotto, il filettino di cinta gratinato in panure di cacao con pavè di patate cotte nel latte e vaniglia e un tortino con frutto della passione come dessert, non possiamo che dare allo chef un 10+.

Il cioccolato è puro piacere del palato. Dolce, amaro, morbido, croccante, bianco oppure nero è anche un grande difensore della nostra salute. Il cibo degli dei, così viene chiamato il prodotto dei semi del cacao, aumenta del 20% (solo quello fondente però) le concentrazioni di antiossidanti nel sangue. Ritarda l’indurimento delle arterie in chi fuma limitando il rischio di malattie cardiache e secondo uno studio tedesco avrebbe pure la capacità di ridurre la pressione del sangue in particolare quella sistolica o”massima”. E poi ancora il cioccolato è un naturale antidepressivo, contenendo feniletilammina, una grande fonte di vitamine e di magnesio (121 mg per 100 gr di prodotto; la più alta concentrazione negli alimenti).

Le barrette, i cioccolatini, la cioccolata calda hanno avuto nel tempo estimatori di rango: Papi, regine, amatori, scrittori e musicisti. Papa Pio V, ad esempio: nel 1569 fece scalpore la sua decisione di consumare, nel periodo di digiuno, una tazza di cioccolata al giorno adducendo come motivazione il fatto che fosse liquida. Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, viaggiava sempre con il suo cioccolataio personale. Carlo Goldoni nelle sue commedie elogiava in vario modo la bevanda marron dall’intenso sapore e profumo. Giacomo Casanova ne faceva uso per gli effetti afrodisiaci e Wolfgang Amadeus Mozart cantava il suo desiderio di cioccolata in “Così fan tutte”.

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