Da Riviera oggi n. 725

MONTEPRANDONE – «Il Comune si rifiuta di espropriare ai privati e decide di costruire in una zona a rischio frana? Il pericolo non esiste e non capisco perché utilizzare soldi pubblici per pagare un esproprio, quando ci sono zone comunali che possono essere utilizzate per costruire le case popolari». Il sindaco Bruno Menzietti risponde a tutte le obiezioni avanzate sul numero scorso di Riviera Oggi, dai residenti di via Miramare che hanno presentato il ricorso al Tar Marche per impedire la realizzazione del piano di edilizia economica e popolare nell’area compresa tra via Fontevecchia e via Miramare.

«Esiste una reale necessità abitativa a Monteprandone» afferma il sindaco mostrando la lista degli aventi diritto: 52 persone possiedono i requisiti e rientrano nella graduatoria per l’assegnazione di alloggi di edilizia economica e popolare.
«Sarebbe assurdo rinunciare ai fondi regionali assegnati alla provincia di Ascoli Piceno e destinati ai Comuni con alta tensione abitativa, come Monteprandone. Abbiamo trovato l’area per realizzare la costruzione e abbiamo delegato l’Erap – ente regionale per l’abitazione pubblica – per inoltrare la richiesta alla Provincia. Avere i fondi non sarà facile ma non esistono motivi per rinunciare».

Ma la presunta pericolosità della zona? Il dissesto idrogeologico? Menzietti risponde dicendo che «i documenti che abbiamo presentato al Tar mostrano che non esiste nessun pericolo reale. Il terreno è solido, lo stesso Pai – piano di assetto idrogeologico – non lo classifica tra le zone a rischio. E poi – continua il sindaco – esiste una perizia geologica prodotta da uno dei ricorrenti, che stranamente ha chiesto di costruire proprio nella zona dissestata. Ora mi chiedo come sia possibile che la stessa area è sicura per costruirci una casa privata e diventa improvvisamente a rischio se la casa diventa popolare?»

I ricorrenti affermano che le palazzine danneggiate sono state realizzate da costruttori diversi, e dunque le strutture lesionate dovrebbero essere il risultato non di una cattiva costruzione, ma di un dissesto sopravvenuto negli anni a causa degli smottamenti del terreno: «Niente di più falso – afferma il primo cittadino– il costruttore è lo stesso e non si capisce perchè a distanza di anni si è continuato a costruire in quella stessa area se la zona è così pericolosa ».

Menzietti non ha dubbi sulle reali motivazioni che hanno spinto i ricorrenti: «Sono convinto che si tratti solo di un pregiudizio sociale nei confronti di chi non guadagna e non può permettersi una casa. Si è creato un allarmismo ingiustificato. Si tratta di costruire un edificio di dieci appartamenti da assegnare a persone in difficoltà».
E perché non pensare all’esproprio? «Per quale motivo spendere dei soldi per comprare dai privati, quando il Comune possiede già delle zone su cui è possibile edificare? E’ vero che l’area era adibita a verde pubblico, ma si tratta solo di una piccola parte».

Il sindaco e l’amministrazione comunale comunque assicurano massima disponibilità ai residenti: «Vogliamo risolvere i problemi, non è nostra intenzione creare attriti inutili. Per la tranquillità dei residenti faremo ulteriori rilievi idrogeologici per dimostrare che non esiste alcun pericolo di frana, e restiamo a disposizione per qualsiasi informazione e chiarimento».

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