Da Riviera Oggi n. 725

ACQUAVIVA PICENA – Il convento francescano del 1200, adiacente alla chiesa medievale di San Francesco, restaurata e restituita al culto, si trova a poca distanza dal centro del paese, ma sembra che non rientri negli interessi del Comune.
Dagli inizi del ‘900 l’area è stata di proprietà di una famiglia romana, che non ha mai eseguito lavori di mantenimento e di salvaguardia architettonica.
Acquistato recentemente dalla società Audax Srl l’antico complesso architettonico, simbolo ed elemento importante nella storia acquavivana, diventerà presto una struttura ricettiva.

Abbiamo incontrato Giovanni Amadio, uno dei soci della ditta Audax: «I lavori veri e propri non sono ancora iniziati, per ora ci siamo limitati a mettere in sicurezza il cantiere. Il convento ormai sta crollando, se non interveniamo subito rischiamo di perdere un bene storico importante, l’edificio deve essere sistemato interamente a partire dalle fondamenta».

Sembra un paradosso eppure il titolare della ditta che trasformerà il convento in affittacamere ci sembra più interessato al mantenimento del suo valore storico, di quanto non lo siano la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali delle Marche e il Comune di Acquaviva.
Si dirà che l’importanza storica del convento costituisce un grande valore aggiunto per la struttura ricettiva che l’Audax dovrà realizzare.
Ma proprio per questo grande valore storico e turistico, è d’obbligo chiedersi perché il convento sia rimasto abbandonato all’usura del tempo. Perché la Soprintendenza non lo ritiene meritevole di tutela? La stessa Soprintendenza che sottopone a vincoli alcune strutture architettoniche di gran lunga più recenti, impedendo o limitando interventi edilizi, mettendo vincoli incomprensibili al sentire popolare.

Ora invece un luogo antichissimo, da sempre uno dei motivi d’interesse architettonico e storico di Acquaviva, una collina vicina al paese ma anche un luogo di quiete, verrà completamente snaturato per costruire una struttura ricettiva, che per quanto voglia mantenere gli stessi criteri architettonici, non riuscirà mai a conservare lo stesso ambiente e la stessa atmosfera.

Incomprensibile appare anche la trascuratezza del Comune che in tutti questi anni non ha saputo tutelare e sfruttare una ricchezza per il paese e il circondario. Il convento è stato lasciato all’iniziativa privata che al contrario dell’ente pubblico almeno si è adoperata per non farlo crollare.
«Vogliamo conservare le caratteristiche e gli elementi storici dell’edificio – continua Amadio – stiamo valutando la possibilità di organizzare delle visite guidate per alcune zone che potranno essere visitate anche dalle persone che non risiedono nella struttura ricettiva. Pensiamo anche di raccogliere tutte le notizie sui lavori che stiamo effettuando e di pubblicare un libro per illustrare la storia del restauro».

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