SAN BENEDETTO DEL TRONTO – V Day 2, libertà di informare e istanze popolari per una migliore informazione nella stampa e nella televisione.
Ne parliamo con Gianni Rossetti, giornalista della sede Rai di Ancona e presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche. Non possiamo non partire proprio dal primo quesito referendario, quello che riguarda la richiesta di abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

«Su questo punto i cittadini si sono già espressi anni fa. Il referendum sull’abolizione dell’Ordine fu quello che in assoluto ha avuto la più bassa partecipazione e il più basso numero di sì».
Ma quali sono le funzioni dell’Ordine? «Promuovere un’informazione sempre migliore qualitativamente è più che giusto, ma non lo si fa abolendo le regole. L’Ordine non serve ai giornalisti, che per difendersi hanno il proprio sindacato. Serve invece allo Stato per tutelare i cittadini, per assicurare un controllo deontologico su una professione delicata».
Secondo le idee dei promotori del V Day 2 e dei firmatari, l’Ordine limiterebbe la libertà di espressione dei cittadini, perché chiunque dovrebbe poter scrivere e informare gli altri senza vincoli se non quelli imposti dalla legge sulla libertà di manifestazione del pensiero.
Questa la risposta di Rossetti: «Si badi bene, tutti i cittadini possono scrivere sui giornali, guardate quanti editoriali vengono scritti da non professionisti. Ma informare sistematicamente, svolgere una professione con un riconoscimento giuridico, sono cose diverse dalla libera espressione del pensiero garantita dalla Costituzione. Ci sono regole professionali da rispettare, capacità come quella di valutare e selezionare le notizie e ciò che invece notizia non è».
Un’altra accusa: l’Ordine è un sistema di privilegi? «Si tratta di un ente pubblico che va avanti solo con le quote degli iscritti, non dà gettoni di presenza, non crea rendite. In caso di scioglimento il suo patrimonio torna allo Stato. Esiste solo in Italia? E allora? L’Europa ammira il nostro sistema di garanzie e la nostra assistenza previdenziale autonoma, pagata dai giornalisti stessi».
Secondo questa posizione, quindi, la vera battaglia da fare è contro il crescente precariato del mestiere giornalistico, che subordina e vincola i giornalisti solo agli editori, che rischia di renderli meri “passacarte”, mentre i loro punti di riferimento cardinale devono essere il lettore e i fatti.
Con Rossetti affrontiamo anche il secondo quesito referendario del V Day 2, quello che chiede l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria.
«Di fronte agli abusi, ai casi ben noti di giornali ombra, pubblicati solo per ottenere finanziamenti, è giusto scandalizzarsi. Ma il principio del finanziamento pubblico in sé è giusto. Serve a favorire il pluralismo, un valore importantissimo. Perché ci si scandalizza? Lo Stato finanzia anche le grosse aziende in crisi, vedi il caso tipico della Fiat, o le rottamazioni. Ripeto, è nobile voler migliorare la qualità dell’informazione offerta ai cittadini. Ma allora pensiamo a battere il crescente precariato del mestiere giornalistico, è quello il principale fattore che toglie autonomia alle redazioni».

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