Da Espresso Rossoblu n. 994
San Benedetto del Tronto – Atmosfera dei bei tempi con curva nord e tribuna est (metà) quasi piene. Entusiasmo alle stelle e una voglia di vincere e non di pareggiare come la classifica lascerebbe pensare. Per tutto il primo tempo una bruttissima Ancona subisce la Samb senza mai riuscire ad uscire dalla propria metà campo. In attacco si fa notare Mastronunzio perché va sistematicamente in fuorigioco.
Quarantacinque minuti giocati alla grande dalla formazione di Ugolotti ma stavolta il gol non è arrivato perché gli ospiti hanno avuto fortuna in un paio di circostanze nelle quali il gol sembrava fatto. E perché l’arbitro ha sorvolato su un paio di falli di mano, uno al limite uno dentro l’area anconetana.
Finita la prima frazione in parità era prevedibile che nella ripresa i ritmi sarebbero calati ma anche che i dorici, in lotta per i play off avessero messo in campo la maggior esperienza. Quella sola, perché tecnicamente i nostri ragazzi sono stati superiori per tutti i novanta minuti.
Un particolare non insignificante che fa salire il rammarico per la brutta partenza: nelle ultime sei gare i rossoblu hanno conquistato 11 punti, una media da play off. Meritandoli tutti con l’eccezione del capitombolo di Massa dove la squadra ha pagato la consapevolezza di essere già praticamente salva. Oggi lo è matematicamente.
E’ giunto quindi il momento di tirare alcune somme.
Iniziamo dalla panchina: i due tecnici (Ugolotti e Piccioni) hanno ottenuto risultati quando la squadra è stata in grado di dare il meglio e cioè quando qualcuno ha smaltito l’emozione, qualcuno ha vinto le difficoltà di ambientamento, qualcuno il salto, per la prima volta, tra i professionisti. Dopo di che gli allenatori hanno avuto in mano una formazione competitiva (secondo me più forte dell’Ancona) e l’hanno guidata nel migliore dei modi. Con i dorici, per esempio, Ugolotti ha effettuato i cambi da vero maestro anche se poi non sono serviti.
La squadra? Con un paio di ritocchi della formazione titolare e qualche riserva esperta questa Samb può competere per i primi tre posti che, generalmente, sono quelli che contano.
L’ambiente sportivo, i tifosi. Come sempre encomiabili e innamoratati pazzi di una squadra che definirei storica per il passato che ha alle spalle e per il futuro che cerca. Un punto in più per come è stata gestita una clamorosa rottura con le frange ultrà, a loro, a chi era un tifoso tiepido, alla società. Passato il momento credo che sia il caso di un riappacificamento totale per puntare decisi a campionati di primo livello.
La società? Finora è stata quasi perfetta ed in linea con i programmi che i Tormenti si erano prefissi. Nessuna azienda dopo il fallimento può permettersi di pensare ad acquistare giocatori di valore e quindi costosi senza prima sistemate il contorno, cioè tutto quello che ruota intorno a chi va in campo, riqualificazione del settore giovanile compresa: la Berretti è arrivata quinta dietro alle squadre capitoline, al Pescara, alla Ternana e davanti al Napoli. Raggiunto l’importante tragiardo, affatto scontato per le pressioni che subisce settimanalmente una squadra come la Samb, ora la famiglia Tormenti entra in campo per il compito forse più difficile. Deve puntare alla serie cadetta passando magari per un paio di play off ad alto livello. Ci riuscirà se non smembrerà l’organico che ha saputo crearsi e manterrà almeno due giocatori tra Soddimo, Cia e Curiale. Cia per me arriverà in Nazionale ma forse un altro anno in quest’ambiente lo fortificherebbe in prossimità delle sfide mondiali che ha nei piedi e nella testa.
Spostare o rinunciare ad una delle attuali altre pedine che non scendono in campo (dalla segreteria ai tecnici, dai direttori agli osservatori, potrebbe essere molto rischioso.

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