SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo Napoli, lo spettro dei rifiuti non raccolti si aggira anche per le strade di Roma, la cui discarica di Malagrotta sembra arrivata ad un punto di saturazione, con la probabile ipotesi che gli scenari apocalittici già visti e rivisti nella città partenopea potrebbero ripresentarsi nell’immediato futuro anche nella capitale.

Ma se la capacità di conferimento della spazzatura nelle discariche disseminate in Italia è destinato inesorabilmente ad esaurirsi nel tempo, se l’utilizzo degli inceneritori provoca, dati alla mano, inquinamento ambientale e danni alla salute, forse per evitare che ci si trovi sempre più spesso a fronteggiare situazioni di emergenza senza avere soluzioni immediate a portata di mano, sarebbe meglio interrogarsi fin da ora sulle possibili vie alternative agli attuali sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che hanno portato finora a risultati piuttosto controproducenti.

Per avere un’ampia panoramica sulla complessa questione, Riviera Oggi ha chiesto il parere di Stefano Montanari, scienziato e ricercatore esperto di nanopatologie – direttore scientifico del laboratorio di ricerca modenese Nanodiagnostics – alle recenti elezioni politiche candidato premier della lista “Per il bene comune”, incentrata su politiche ecosostenibili per la tutela e salvaguardia dell’ambiente.

Dottor Montanari, dato che le discariche vedono diminuire sempre più la loro capacità di conferimento dei rifiuti, che è accertato che l’utilizzo degli inceneritori inquina l’ambiente e provoca danni alla salute, esistono possibili vie alternative per il trattamento dei rifiuti che non abbiano conseguenze nocive per l’uomo e l’ecosistema?

«Bisogna partire da un dato inoppugnabile: l’Uomo è l’unico essere vivente su questo pianeta che si sia dato un modo di vivere inquinante. Dunque, difficile trovare qualcosa nella sua attività che non sporchi. Rendendoci conto di questo, non ci resta che ridurre la quantità di rifiuti smettendo di comprare maniacalmente ciò di cui non abbiamo bisogno, acquistare in modo più cosciente ed informato solo ciò che non impatta pesantemente sull’ambiente (tutta quella plastica!), smettere di buttare tutto ciò che non ci piace più e riusare o riciclare il più possibile. Poi, è indispensabile imitare città come, tra le altre, e non sono poche, San Francisco, dove si sta mettendo in atto la strategia chiamata “Rifiuti Zero”. Lì non esiste inceneritore e assolutamente tutto ciò che viene scartato trova una collocazione. In questo modo, addirittura vendendo a chi sa come servirsene ciò che abbiamo buttato, si guadagnano quattrini. Gli effetti collaterali sono il non inquinamento e la concessione di numerosi posti di lavoro».

Questi sistemi, nel caso in cui già esistano e vengano utilizzati all’estero, sarebbero applicabili in Italia?

«Ovviamente sì, a meno che non vogliamo ammettere che il nostro è un popolo inferiore».

Se sì perché non se ne parla?

«Semplicemente perché incenerire comporta un giro di denaro immenso per politici e faccendieri di ogni specie. Basti pensare allo sconcio dei famigerati CIP6 con cui manteniamo la politica più lussuosa del mondo. Malauguratamente una grandissima parte dei media è al servizio di una casta di politicanti che, quando si vede attaccata nei suoi interessi tutt’altro che legittimi, fa quadrato e diventa davvero impenetrabile. A questo punto sono solo i cittadini, di diritto i padroni dello Stato, che possono intervenire».

Esistono gruppi di ricerca che si stanno occupando di trovare rimedi e soluzioni innovative per lo smaltimento dei rifiuti? Oppure la spazzatura non è oggetto di interesse scientifico?

«Scientificamente c’è ormai poco da dire. Il problema è squisitamente tecnico e le tecniche ci sono già, anche se un loro perfezionamento è auspicabile».

Quale sarebbe secondo lei una possibile via da intraprendere per risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli?

«Per prima cosa vanno cambiati immediatamente i politici che si sono resi scientemente responsabili di questo disastro fortemente voluto e lungamente annunciato. Poi occorre che tutto il denaro pubblico che è stato “incenerito” sia restituito e i danni siano rifusi. Poi, al di là della follia di far bruciare le “ecoballe” negli inceneritori, una cosa che solo un pazzo, un criminale, un delinquente o, più semplicemente, un ignorante potrebbero proporre, si potrebbe tentare di utilizzare un paio di tecnologie d’invenzione italiana, una sperimentata a Pesaro e una a Gioia del Colle, in provincia di Bari».

Quali sarebbero secondo lei le priorità di intervento per fare in modo di ridurre la produzione di spazzatura? Sensibilizzare i cittadini ad una maggiore differenziazione? Intervenire sulle aziende per indurre ad una diminuzione degli imballaggi dei prodotti?

«Si deve far capire che, così comportandoci, ci stiamo suicidando e, quel che è peggio, che stiamo togliendo il futuro ai nostri figli. Dunque, basta con i vari Veronesi, Prodi, Berlusconi, Veltroni, Di Pietro, Bersani, Vespa, Mentana, Tozzi, Angela, e altri personaggi del genere che diffondono solo ignoranza per l’esclusivo interesse loro, e partiamo con una campagna d’informazione corretta su basi esclusivamente scientifiche».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.536 volte, 1 oggi)