SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si conclude l’operazione antidroga denominata “Bingo” messa in atto dal Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando Carabinieri di San Benedetto che, nell’arco di un anno, è riuscito a smantellare una fitta rete di spaccio di cocaina e marijuana in Riviera, controllata da manovalanza albanese e nordafricana.

Dopo gli arresti dei primi tre albanesi facenti parte dell’organizzazione, oggi – 24 aprile – l’Autorità Giudiziaria di Ascoli ha emanato gli atti di custodia cautelare per gli ultimi componenti della banda che importava droga dall’Albania o dal nord Africa e dall’hinterland milanese, per rivenderla poi in Riviera.

Sono finiti in manette K.A., 28enne albanese – piastrellista – K.W. 28enne tunisino – pizzaiolo, già coinvolto in precedenti attività investigative antidroga – e H.A. 28enne albanese irregolare, protagonista di un rocambolesco inseguimento messo in atto per sfuggire ad un posto di blocco. L’operazione ha consentito anche il recupero di un buon quantitativo di stupefacenti, complessivamente 100 grammi di cocaina e circa 600 grammi di marijuana, incluso il materiale per il confezionamento e il ricavato dalle vendite.

Moltissimi i clienti della banda, soprattutto giovani dai 25 ai 35 anni, abitanti del comprensorio sambenedettese, ben inseriti nel mondo lavorativo, provenienti da ogni strato sociale. Tra questi, 30 in particolare erano i consumatori di droga abituali: c’erano operai, piccoli imprenditori o semplici impiegati che si rifornivano con regolarità dagli albanesi e che verranno segnalati all’Autorità Giudiziaria in qualità di consumatori.

«Il mercato degli stupefacenti in Riviera è sempre più controllato da giovani extracomunitari. Di solito albanesi, con contaminazioni dal nord Africa – ci spiega il Tenente Massimo Di Lena responsabile dell’operazione – sono molto professionali e hanno dei contatti ben consolidati con i loro clienti. L’operazione è stata chiamata “Bingo” perché le aree preferite per lo spaccio erano, in molti casi, i dintorni delle Sale Bingo, dove poi venivano sperperati gran parte dei guadagni illeciti».

Oltre agli albanesi, che rischiano da un minimo di 4 a un massimo di 6 anni di carcere, c’erano anche tre italiani che nell’organizzazione avevano compiti di bassa manovalanza e che non sono stati raggiunti da nessun provvedimento cautelare. Il dato preoccupante arriva anche dal costante aumento di arresti per spaccio di droga nella nostra città. Ben 16 solo nel primo semestre del 2008, contro i 12 del 2007.

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