MONTEPRANDONE – L’attività sportiva calcistica rivolta ai bambini dai 5 ai 12 anni, non deve essere solo un mezzo per plasmare i campioni di domani, ma deve diventare uno strumento utile per la formazione educativa del bambino. Se ne è parlato in un incontro informativo organizzato dal settore giovanile della Società Sportiva Dilettantistica del Centobuchi, alla presenza di due esperti della materia, come il professor Floriano Marziali, collaboratore tecnico regionale della Figc Marche, e il professor Giuseppe Malaspina, vice delegato delegazione provinciale Figc di Ascoli.

Secondo il professor Marziali, l’approccio ludico che il bambino adotta quando si avvicina allo sport, potrebbe essere minato dalle aspirazioni degli adulti, che pretendono troppo dai loro figli.

«Il gioco serve per arricchire i bambini ed è sbagliato vederli come piccoli professionisti – spiega il professore Marziali – l’utilità dello sport sta nel garantire ai ragazzi un sano sviluppo fisico. I bambini di oggi passano troppe ore chiusi in casa e sono diventati maldestri, poco coordinati. Ecco perché bisogna fare in modo che, anche tramite la scuola, si possano ottenere più ore di educazione fisica, in modo da educare i bambini allo sport rendendoli meno “goffi” nei movimenti, aiutando il loro sviluppo».

Giuseppe Malaspina torna invece sulla passione calcistica dei ragazzi e sulla necessità di non illudere troppo le loro aspirazioni, lasciandoli liberi di vivere come vogliono la loro passione sportiva. «Il settore giovanile della Figc conta circa 700 mila tesserati. Solo pochi ragazzi arriveranno ai vertici della Lega Calcio.

Quindi il settore giovanile non deve puntare solo sulla formazione calcistica del bambino – visto che pochi riusciranno a diventare campioni – ma deve puntare anche alla formazione educativa, sociale e relazionale del bambino che vuole diventare un calciatore. Tutta l’attività del settore giovanile deve basarsi sulla “Carta dei diritti del bambino allo sport”, approvata dall’Onu nel 1992, e che si basa sul diritto dei bambini di fare sport divertendosi, in assoluta sicurezza, anche se non si diventa un campione».

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