Da Riviera Oggi n. 723

MONTEPRANDONE – Si rinnova l’adesione del nuovo museo di San Giacomo della Marca alla rete dei “Musei Sistini del Piceno”: inaugurato il 28 novembre 2007, in occasione dei festeggiamenti del Santo patrono di Monteprandone, la struttura museale è inserita all’interno del convento cinquecentesco del santuario di Santa Maria delle Grazie e di San Giacomo della Marca.

Si accede dal chiostro ottocentesco che si apre all’interno del convento: straordinarie volte a crociera, che nelle lunette sviluppano la vita del Santo attraverso le immagini dipinte a tempera dall’ascolano Emidio Tegli, accompagnano il visitatore verso la porta di ingresso.

Con il trasferimento dalla sacrestia della chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie alla nuova sede, il museo riesce a ospitare un numero maggiore di opere: «Molti elementi sono stati aggiunti – ci spiega padre Marco, dei Frati Minori delle Marche – ora abbiamo a disposizione lo spazio e le giuste strutture per consentire ai visitatori di apprezzare le opere che testimoniano l’importanza e la straordinarietà della vita del Santo».

Il busto-reliquiario, scolpito a Napoli nel 1615, in legno policromo, costituisce forse l’opera più importante conservata nel museo: su base ottagonale, il busto finemente lavorato e decorato, sulla mano destra regge il calice e nell’altra il libro dei vangeli, appeso al cordone il rosario, e sul petto un piccolo ovale contiene la reliquia del Santo.
Di notevole valore il trittico in avorio del XV secolo attribuito alla bottega degli Embriaghi. Di piccole dimensioni, il trittico con intarsi in legno e osso accompagnava il Santo nei suoi viaggi e veniva utilizzato per celebrare la messa. Alle estremità le figure dei Santi introducono alla parte centrale dove la Vergine viene incoronata, in piedi con il bambino, tra quattro angeli ornati,.
La tonaca, i paramenti liturgici e altri oggetti appartenuti a San Giacomo ci riportano alla sua vita quotidiana :ecco tre piccole bisacce da viaggio nelle quali era solito mettere le fave che mangiava durante i suoi spostamenti.

E poi un camice del 1400 che costituisce uno dei più antichi lavori a tombolo conosciuti, un mantello usato nel cinquecento dai frati per liberare dal demonio i posseduti, i calici, le cassette utilizzate dal Santo per custodire i sigilli.
Scopriamo la tazza rivestita in metallo argentato, e il bastone da viaggio conservato dalla famiglia De Vecchis di Ancarano e donato negli anni ottanta al convento del santuario, completano la lista degli oggetti personali attribuiti a San Giacomo, il frate francescano, predicatore appassionato e infaticabile.

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