Da Riviera Oggi n.722

RIPATRANSONE – «Perché un turista dovrebbe scegliere il territorio Piceno per trascorrere le vacanze?» Si chiede Vincenzo Marcucci – direttore del resort “I Calanchi”, la struttura nata dal restauro di un antico podere situato tra le colline ripane – «se la nostra regione non viene valorizzata, se i tesori della nostra tradizione culturale e artistica non vengono promossi, come possiamo pensare di stimolare una domanda turistica? La nostra clientela – continua Marcucci – è soprattutto straniera, caratterizzata principalmente da persone che cercano una vacanza culturale, rilassante, che vogliono assaggiare le prelibatezze della nostra tradizione culinaria e godere delle bellezze del nostro paesaggio. Il resort non sembra risentire del periodo di crisi, anzi posso dire che per il 2008 registriamo un aumento delle presenze, ma la nostra realtà è diversa, lavoriamo con una clientela estera, soprattutto inglese: aspettiamo per maggio e per ottobre un gruppo di 40 e 50 persone. Ma certo non posso neanche parlare di una stagione straordinaria, del resto se non ci lasciamo conoscere, come possiamo pensare di attrarre turismo».

Il titolare del resort lamenta una mancanza di spirito imprenditoriale. L’anno scorso il direttore Marcucci insieme a diversi imprenditori che operano nel settore ricettivo ha costituito un’associazione, le “Marche Picene Doc”, per cercare di tutelare e promuovere il territorio sviluppando un’accoglienza turistica di qualità e stimolando una destagionalizzazione del turismo.

«Si discute di chalet, di vacanza legata al mare, non a caso il Consorzio Turistico si chiama “Riviera delle Palme”, ma il turismo da incentivare non è questo. La vera risorsa – conclude il direttore Marcucci – è da ricercare nell’interno: un patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico che consentirebbe alla struttura ricettiva di lavorare ben oltre i due mesi estivi. Purtroppo sembra che questa ovvietà non riesca a passare. Manca la volontà politica e lo spirito imprenditoriale ed è un peccato, abbiamo una ricchezza e non siamo capaci di sfruttarla».

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