SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Io non volevo bloccare nulla, alla ruspa non ho mai intimato di fermarsi, ero solo salito sul terrazzo di mia madre».
Parla di quel famoso mercoledì 9 aprile Calvino Brozzesi, proprietario della terrazza con lastrico solare che si trova sopra l’ex Sala Giochi e ricorda i momenti che l’hanno catapultato da un minuto all’altro al centro dell’attenzione di tutti, stampa compresa.
«Quando ero sul mio terrazzo – ricorda incredulo Brozzesi – un vigile presente lì mi ha detto che sarei stato denunciato perché mi trovavo in un cantiere, allora mi chiedo, chi ha deciso che casa di mia madre è un cantiere?».
Brozzesi vuole difendere gli interessi della madre, la proprietaria del lastrico, e per farlo dice di essere pronto a tutto, anche a «denunciare, da sambenedettese, un sambenedettese, cosa che non avrei mai voluto accadesse». Il sambenedettese sotto accusa sarebbe il Comune, o meglio l’ufficio Urbanistica del Comune di San Benedetto del Tronto, che secondo Brozzese si sarebbe macchiato di “omissione di atti di ufficio”.
Ma andiamo per ordine. Il signor Calvino Brozzesi accusa il Comune di aver rilasciato il permesso di edificazione alla ditta Maglieria di Verona snc di proprietà del signor Vanni Crivellante (proprietario della sala giochi vera e propria), senza avergli chiesto alcun consenso.
«Io non voglio bloccare nulla – ha dichiarato il titolare del lastrico – sono concorde a ogni tipo di riqualificazione della sala giochi che verrà fatta, anche perché da troppo tempo questo posto era lasciato in totale stato di abbandono. Quello che voglio, visto che dovrò pagare la mia parte per questi lavori, è innanzitutto sapere quanto mi costerà (cosa di cui non ho avuto notizia finora) e in secondo luogo essere interpellato».


Ma il reclamo del signor Brozzesi non si limita a questo, infatti il problema fondamentale sarebbe il progetto presentato dalla Maglieria di Verona snc, da lui considerato non regolare, per quanto concerne la volumetria.

Le quote delle altezze interne dell’edificio sarebbero infatti difformi, sostiene, non corrispondenti dunque al reale. «Inoltre nel progetto non ci sarebbe la possibilità, da parte di mia madre, di usufruire del lastrico, cioè non sarebbe possibile camminarci, cosa che invece è consentita dall’atto di vendita, stipulato nel 1983, che esprime a chiare lettere il diritto di calpestio del lastrico».
Queste presunte anomalie sono state comunicate sei volte al Comune dal signor Brozzesi, che però non ha mai ricevuto risposta, e ha saputo dell’inizio dei lavori nell’ex sala giochi senza una comunicazione ufficiale.
«L’ultimo avviso in ordine di tempo l’ho mandato il giorno prima che partissero i lavori al dirigente del Comune Germano Polidori, l’ho fatto con una lettera informale, invitandolo a controllare i volumi dell’edificio».
«Inoltre ci sono stati atti che ritengo gravi, a proposito della documentazione che fa parte della pratica edilizia, dove sono riportate firme false a nome di mia madre e c’è chi sa tutto e tace. Queste sono realtà di una gravità enorme, per questo motivo ho deciso di interessare non solo la stampa locale, ma anche quella nazionale. Non ci sto a passare come l’imbecille sopra il tetto».
Tornando alla situazione di questi giorni il signor Brozzesi, che ha già fatto ricorso al Tar dove è assistito dal legale Felice Ranieri, se lunedì le ruspe torneranno in azione, promette di tornare sul suo terrazzo «E quando sarà terminato il teatrino andrò a sporgere denuncia».

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