SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le considerazioni sulla nostra città di una giovane lettrice hanno generato un grandissimo interesse e quindi tantissimi punti di vista sotto forma di commenti da parte di altri lettori.
Rappresentano la risposta migliore a chi ritiene, sbagliando, San Benedetto del Tronto una città come tante altre. L’amore, l’orgoglio dei sambenedettesi è unico e spiego perché: settanta anni fa la nostra cittadina era una specie di cenerentola per il territorio piceno: storia zero, cultura uno, turismo due, abitanti quattro gatti. Una formica di fronte alle blasonate Ascoli Piceno e Fermo, due città storiche per eccellenza, una cultura millenaria, territori immensi, arte da vendere.
In poco meno di un secolo le distanze si sono accorciate in modo assolutamente incredibile ed impensabile fino alle soglie di un sorpasso che è alle porte. Come abitanti ci siamo, come cultura arranchiamo ma è normale: duemila anni non sono un’inezia, come arte non potremo mai raggiungere Ascoli e Fermo ma possiamo vantarci di essere (o essere stati) noi, con il nostro mare, con il nostro clima, con il nostro verde il volano per i turisti appassionati di arte e di storia; e non viceversa. San Benedetto del Tronto ora è addirittura più conosciuta.
Escalation che ha portato la nostra città (da qualche anno abbiamo il diritto di tale titolo) a livelli incredibili nella pesca, nella piccola industria e nel calcio (lo sport nazionale) solo con le proprie forze.
Adesso, purtroppo è così, siamo in fase discendente e rischiamo di… “rimangiarci l’avanzato” come si dice nel gergo marinaresco. Nei 40 commenti all’articolo i motivi di quanto sta accadendo ci sono tutti e devono spingere ad una riflessione l’intera cittadinanza, a partire dai nostri politici che stanno esagerando nel far finta di niente per smorzare gli effetti di una vera e propria presa di posizione da parte di residenti ma anche di sambenedettesi nel mondo, per esempio Mario Zazzetta, che ci scrive amareggiato per quanto sta accadendo alla sua città. Altro che sproloqui.
Che la colpa possa essere di una gestione politica padrona e egoista con scarsa conoscenza della nostra storia, non è da scartare.
Concludo con una frase breve ma simbolica accennata in un commento: “dalla rotonda alla palazzina azzurra, dal molo sud alla ferrovia abbiamo duecento metri quadrati da sogno”. E’ vero.

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